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Wednesday, 10 November 2004

Una lingua paneuropea

Filed under: post storici, Europa — lcoianiz @ 11:50 am

  L’Europa si sta allargando.
  Questo è un fatto incontestabile, nonostante gli sforzi di alcune “potenze internazionali” (credo la mia opinione in merito la conosciate, no?).
  L’allargamento, molto probabilmente, non proseguirà nè all’infinito nè per troppo tempo: giusto per evitare gli errori del passato e quindi morire di elefantiasi, ad uno sviluppo “geometrico” iniziale (che non è lontano dal concludersi) seguirà una fase di consolidamento interno ed esterno.

(nota: questo articolo è stato iniziato il 12 novembre 2003, parecchio prima dell’allargamento a 25 stati avvenuto il primo maggio 2004)



  Aggiornato il 10 novembre 2004

  Le democrazie europee sono troppo “vecchie” ed esperte per ricadere negli errori commessi da esse stesse in passato e, più di recente, da potenze più giovani; credo quindi che non attenderanno troppo ad avviare questi processi, vitali per la struttura stessa di un gruppo così grande di organizzazioni e popoli così eterogenei… anzi… questo consolidamento è in parte già iniziato: l’Europa dei dodici sta formando già ora uno “zoccolo duro” che può imprimere una precisa direzione di sviluppo alla quale i paesi che si stanno unendo, e si uniranno in seguito, pur con tutti gli “apporti creativi” del caso, dovranno attenersi.
  Questo non per svilire i “nuovi arrivati”, non credo sia questo il caso, ma semplicemente ritengo che nessuno con un pò di buon senso possa pretendere, in seguito all’iscrizione ad un club sciistico, che questo diventi un club di giocatori di bocce solo per seguire le proprie “nuove interpretazioni” della politica interna (o quantomeno non subito).

  Un problema che però si presenterà sicuramente, in questa nuova Unione Europea, sarà quello di trovare (o “creare”) una lingua comune, che riesca ad incontrare il favore di tutte le parti in gioco e non ne penalizzi alcuna (o ne penalizzi il meno possibile, dato che attendersi un miracolo sarebbe poco realistico).

  Se vogliamo partire in modo “leggero”, su un argomento che potrà rivelarsi spinoso, possiamo parlare del “problema”, che s’incontra già ora, nel collocare i box dei traduttori nel palazzo del Parlamento UE: lo stesso, infatti, non è stato propriamente progettato “in crescita” (o, forse, all’epoca non si riteneva che l’UE avesse i numeri per crescere) e l’inserimento di undici nuovi Stati Membri ha creato un problema logistico: non potendo essere presenti, sulla facciata interna, tutti i box che permettono ai traduttori di seguire (e tradurre) gli interventi in corso nel Parlamento… beh… quali collocare in “seconda fila”?
  Non è un problema puramente logistico: la differenza tra “prima” e “seconda” fila può velocemente diventare un problema di prestigio… e quindi politico.

  Passando ad argomentazioni più serie… non possiamo nascondere, nonostante tutti gli sforzi del Presidente di turno della UE (al momento (maggio 2004) Silvio Berlusconi) che il formarsi della stessa Unione dà fastidio, come dicevo inizialmente, ad “altre potenze” (devo proprio dirlo? principalmente agli USA… ma non metterei la mano sul fuoco nemmeno per Cina e Russia).
  Questo ha già comportato, ultimamente, l’insorgere di tensioni interne alla NATO, soprattutto ora che, grazie al crollo delle forze del Patto di Varsavia, essa stessa non ha più una vera ragion d’essere. Tensioni che finiranno per portare, spero in modo incruento (ma non sarei pronto a scommeterci), all’uscita degli Stati europei dal blocco NATO ed alla formazione di un nuovo blocco “EuroForce” (a meno che non si confluisca tutti come “blocchi di forze ONU”, che sarebbe la soluzione probabilmente meno impegnativa e rischiosa).

  Con questo cosa voglio dire?.. Senza far necessariamente della fanta-politica, l’allontanarsi del blocco UE dall’influenza del grande blocco USA (o USA/UK) pone in risalto una minor pressione sulla “necessità” di adottare l’inglese (poi, in pratica, l’americano) come “lingua franca”.
  Quindi, se proprio vogliamo guardarci attorno, in UE l’inglese viene parlato, come lingua madre, da una ridotta parte della popolazione: gli inglesi (dove la UK comprende anche Scozia e Galles), anche volendo unirvi gli irlandesi (che in UE giocano un ruolo autonomo), assommano a c.ca 62,9 milioni di persone (dati UNICEF 2004).

  Questi i numeri europei:

Stato Popolazione (migliaia) Ceppo linguistico Percentuale
Belgio 10.296 neolat. 2,72%
Germania 82.414 german. 21,74%
Francia 59.850 neolat. 15,79%
Italia 57.482 neolat. 15,16%
Lussemburgo 447 neolat. 0,12%
Olanda (*1) 16.067 german. 4,24%
Danimarca 5.351 german. 1,41%
Irlanda 3.911 anglos. 1,03%
Regno Unito (*2) 59.068 anglos. 15,58%
Grecia 10.970 altro 2,89%
Spagna 40.977 neolat. 10,81%
Portogallo 10.049 neolat. 2,65%
Austria 8.111 german. 2,14%
Finlandia 5.197 finn. 1,37%
Svezia 8.867 finn. 2,34%
tot. 379.057
(*1) dato del 2002
(*2) G.B. e Scozia

 

Ceppo linguistico Popolazione (migliaia) Percentuale
neolatine 179.101 47,25%
germaniche 111.943 29,53%
anglosassoni 62.979 16,61%
finniche 14.064 3,71%
altro 10.970 2,89%

(fonte: “The Official Summary of The State of the World’s Children (agg. 2004)“)

  Si vede come il totale della popolazione assommi a 379 milioni di persone, di cui gli “anglofoni” (di lingua madre) sono solo il 16,6%.
  Dal canto loro i “(neo)latini” (italiani, spagnoli, francesi, ecc.) sono 179 milioni pari al 47,25% del totale ed i “germanici” (tedeschi, austriaci, ecc.) 112 milioni, considerando come “finniche” le lingue di finlandesi e svedesi, ovvero un altro buon 29,5% delle lingue parlate in Europa.
  L’ultimo 6,6% delle presenze si ottiene sommando la Grecia ai paesi finnici e conta 25 milioni di persone.

  Se ne facessimo una pura questione di volumi, in UE dovremmo parlare uno “slang” italo-francese (qualcosa come i dialetti che si parlano in romagna ;-)).

  Il prossimo ampliamento a 25 stati farà pendere la bilancia verso le lingue slave, più vicine alle finniche della nostra o dell’inglese, il quale perderà ulteriore terreno. Se poi decideremo (come spero) di completare l’ampliamento verso gli ultimi paesi del nord e sud est (Norvegia, ma anche Albania e qualche repubblica più ad est della Slovenia, risultata dal frazionamento dell’ex-Unione Sovietica) il bilancio potrebbe risultare addirittura invertito.

  Sarebbe quindi il caso di cominciare a pensare, a mia modesta opinione, ad una lingua esistente, veramente franca (che non parli nessuno come lingua madre) ma non ancora morta e con secoli di storia sulle spalle: il latino.

  Il latino è una lingua, se non parlata, quanto meno studiata nella maggioranza degli stati dell’Unione e, a differenza dell’esperanto (che può vantare altri “benefici”, però di tipo più tecnico), ha una vastissima storia e letteratura alle spalle a suo supporto, ed in alcune scienze, come quelle naturalistiche, è perfino una lingua “viva”. Oltre a tutto era a suo tempo diffusa in tutta quella che chiamiamo ora “Europa” (e… sì, anche in Inghilterra ;)).

  Chiaramente quello che verrebbe poi parlato, chiamiamolo pure un “eurolatino”, sarebbe alquanto diverso dal latino classico insegnato nei licei… con buona pace degli accademici (che, spero, non si arrabbieranno quanto gli inglesi al vedersi storpiata la lingua madre dagli americani).
  Un eurolatino (trovate voi una definizione migliore: “paneuro”? “eurolingua”?) più pratico, parlabile e mutevole… come lo è stato, secondo le prove storiche, il latino parlato dal popolo anche ai tempi di Cicerone.

  17 maggio 2004



  Aggiornamento.

  Durante una delle mie “razzie” in giro per la rete, alla ricerca d’informazioni sul Sindarin (una “lingua elfica” progettata da J.R.R. Tolkien, l’autore de “Il Signore degli Anelli”, che mi piacerebbe imparare) ho scoperto questo sito (Omniglot): al suo interno, oltre all’idea di generale serietà con cui viene trattata la materia, ho trovato i riferimenti all’Interlingua… ed, essendo io italiano, mi pare molto “capibile” (o almeno… non fatto alcuna fatica a leggere il pezzo relativo alla torre di Babele, in cima alla pagina).

  Così a sensazione pare un interessante miscuglio di spagnolo, latino ed italiano… per me sarebbe un grande vantaggio se venisse adottata (a parte poi impararne la grammatica, che non dev’essere proprio così semplice).

  Nota: molto interessante anche quanto riportato qui: chiaramente il sito della UE non poteva non parlare dell’argomento. ;)

  10 novembre 2004

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