la percezione dei diritti umani
Esiste la percezione di cosa sia un diritto, in modo generico e rivolto veramente a tutti, ed esiste invece la percezione di cosa sia “il mio diritto” (o il “diritto di alcuni”).
In Italia noto purtroppo andar per la maggiore la seconda: per tanti, tantissimi, il fatto che “la maggioranza” dica una cosa significa automaticamente calpestare il diritto della minoranza: “noi la pensiamo così, per cui tu fottiti”… che cosa triste.
Ragionavo così in merito a questo articolo apparso su Repubblica.it: al di là di come la possa pensare io in merito, ritengo comunque dimostrazione di “percezione del diritto di tutti” il fatto che, in un’aula comune, dove vanno ad imparare il cristiano ma anche il musulmano o il protestante, non sia corretto esporre segni distintivi validi per uno e non per altri, segni che, in base alle relative fedi, possono anche offendere altri.
Poi leggo che chi s’è sentita così ingiustamente colpita da questa pubblica mostra di simboli così di parte viene dalla Finlandia… e tutto si spiega: il valore che in altri luoghi viene dato alla dignità di fede di tutti non è certamente quello (prevaricatore) che diamo da noi.
Questo non per dire “buttiamo giù chiese e campanili”, non sia mai: quelle costruzioni fanno davvero parte del nostro patrimonio artistico e culturale, nessuno lo nega. Però andare a far proselitismo in una scuola, e farlo poi in modo scorretto (dato che non mi par di vedere i simboli di altre religioni, appesi ai muri… e nemmeno li vorrei vedere d’altro canto: a scuola sarebbe meglio imparare cosa sono le religioni, non far “tesseramento”, quant’anche occulto) mi pare proprio una triste misura del nostro livello culturale. Come sempre, son dovuti venire da fuori per insegnarci il significato di “uguaglianza”.
Vuoi dar risalto alle tue radici cristiane?.. riempi casa tua di crocefissi di tutte le fogge e dimensioni. Perchè devi appendere al muro di tutti qualcosa di diverso che non sia la bandiera italiana, un simbolo veramente di tutti?
Vuoi che tuo figlio sia educato secondo i canoni cristiani? mandalo in chiesa al catechismo: quello è, giustamente, un luogo dove si può parlare in modo “partigiano” della propria religione. Altri manderanno i figli alla moschea, altri al templio: l’importante è che sia una loro (della famiglia) libera scelta il dove istruire la propria prole e non il ritrovarsi un simbolo, magari non ben accetto, in un luogo in cui uno deve andare obbligatoriamente (peraltro paga con le proprie tasse la disponibilità dello stesso).




