La parola ed il suo valore
Ho visto il video del giuramento di Mario Monti e dei “suoi” ministri. Ora… tutto questo, dopo tanti anni di berlusconismo, tette e culi in TV, potrebbe anche avere un valore puramente scenico, mentre invece… perchè non accordare a questo atto il significato e la dignità che merita? Forse che siamo oramai troppo guastati dal potere mediatico e pensiamo che “tanto tutto è show“?.. che, in ogni caso, ed in ogni contingenza, e spesso anche contro ogni logica (l’abbiamo visto in questi giorni) “the show must go on“?
Ebbene no: io penso, e mi piacerebbe fosse davvero così (e credo lo sia), che se una quindicina di persone di una certa età, persone con una storia alle spalle, gente che ha lavorato, ha studiato, s’è confrontata, gente che è venuta lì per “fare qualcosa”, se queste persone pronunciano una “formula”, ebbene, questa non dovrebbe essere una formula vuota: “giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione“. Queste parole significano qualcosa, significano molto, e c’è un patto esplicito che s’instaura fra chi le dice e chi le ascolta… “giuro”, non è cosa che si possa dire a cuor leggero, non davanti ad altri, non quando non si sta scherzando: è un impegno, un grande impegno. Auguro a tutti loro, anche per il nostro bene, ma soprattutto per il loro, di riuscire in quello che devono fare: un giuramento non è cosa da pronunziare alla leggera.
Mentre li ascoltavo, assieme all’emozione, che non era certamente solo loro, m’è venuto in mente: ma anni fa… anche Berlusconi ed i suoi ministri hanno giurato, nello stesso modo, magari davanti ad un altro Presidente della Repubblica, ma hanno detto le stesse parole (il cerimoniale)… e non sarà forse proprio perchè questo giuramento, alla prova evidente dei fatti, è stato tradito, che gli italiani, senza guardare (o guardando poco) allo schieramento, ce l’hanno con lui?.. perchè lui non ha “solo” fatto i suoi interessi, no, un comportamento simile sarebbe riprovevole, magari, e di certo già contrario al giuramento (”…di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione“). Ma non si è fermato lì… e potremmo dire che intere generazioni di “politici”, dopo aver giurato, si son fatte i propri interessi, tanti o pochi che fossero… non s’è fermato lì, no… ha proprio dovuto andare contro i nostri: ha giurato, ha violato il giuramento, ED ha pervertito tutto il sistema contro i nostri interessi, in modo tale da far perfino sembrare legittimi i suoi (ancora oggi c’è chi lo pensa e, nelle sue logiche, indubbiamente il suo interesse era legittimo).
Passato il tempo, passato il pensiero, ieri era ieri, oggi è oggi, non rimaniamo ancorati al passato, pur senza perderne l’insegnamento: auguro quindi, a loro ma a tutti noi, che la parola torni finalmente e dopo tanto tempo ad avere un valore, che una persona che dica “giuro”, che stringa una mano, torni ad esser creduta (e credibile) “perchè ha giurato (o ha stretto la mano)“. D’accordo l’emergenza del momento, ma questa cosa, questo valore, è un qualcosa che ci servirà anche una volta passato il momento del bisogno immediato, è qualcosa che dovremo chiedere, ai nostri politici, se vogliono davvero dimostrare di non essere la “classe politica” che ha creato ed esasperato fino quasi (e speriamo sia un quasi) all’estrema conseguenza, questa situazione di grande rischio, “la casta”.
Quando Monti avrà terminato il suo lavoro, assieme ai suoi collaboratori, probabilmente vorrà farsi da parte, come farebbe chiunque abbia portato a termine ciò che si era prefissato di fare. Ed allora si tornerà ad una situazione più “tradizionale”, con i politici “di sempre”. Quel che voglio dire è che noi non li vogliamo, non vogliamo che siano “di sempre” o “come sempre”, non vogliamo che si possa ragionevolmente dire “ma tanto, una volta che arrivano lì, poi diventano tutti uguali”, non vogliamo, no.
Vogliamo persone che, quando pronunceranno il giuramento, e lo dovranno fare ovviamente, credano davvero dicendo “giuro”, credano davvero dicendo “…di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione“, credano!.. perchè non lasceremo per altri vent’anni, e nemmeno per dieci o per cinque, persone che non credono che, quando dicono “giuro”, si stanno davvero impegnando sia verso sè stesse sia verso tutti noi.
Vogliamo persone che, dopo aver giurato, si sentano libere di poterci chiedere sacrifici, perchè sono gli stessi sacrifici che stanno compiendo loro. Non si dovranno, mai, sentire come chi ci chiedeva sacrifici, pasteggiando a caviale e champagne, e strusciandosi fra tette e culi di “letterine” o “veline”… no: saranno Ministri della Repubblica, gente che possiamo chiamare “onorevole”.
Le parole hanno un significato: se le svuoti di significato, è vero che le puoi addomesticare e far fare loro i giochini più assurdi (cit. “è la nipote di Mubarak“). Ma è anche vero che perdi, nello stesso momento, tutto il vero potere delle parole stesse: laddove dire “giuro” non ha più significato di “pirla”, la gente (non solo da noi) darà ai tuoi giuramenti il peso che meritano: da “pirla”.
E chi prima e chi, dolorosamente, dopo, alla fine si capisce cosa significa aver mentito ad un’intera Nazione, prima di tutto, ad un’intera Europa, ed in ultima analisi, a buona parte del Mondo.
Vorrei quindi poter dire che la parola ha un valore, perchè pronunciata da una persona (per-sona: colui che produce suoni, che parla), che questa persona ha una dignità, prima di dover dimostrare qualcosa agli altri, la dignità verso sè stessa, che questa dignità è informata da un’etica, che non è vero che l’etica s’è persa.




