Imagine all the people…

Saturday, 17 December 2011

Inutili bizantinismi

Filed under: coerenza, Europa, politica, Italia — lcoianiz @ 5:30 pm

  Leggo oggi, su Repubblica.it, un pezzo relativo al recupero dei soldi evasi relativi alla legge sullo scudo fiscale: “L’applicazione dell’imposta straordinaria - si legge nel dossier dei tecnici - potrebbe non trovare applicazione sul complesso dei capitali già emersi”. Ciò potrebbe verificarsi “nel caso in cui il contribuente scudato ha investito i capitali emersi in altre attività finanziarie, o ha spostato la sua posizione presso un altro intermediario. In quest’ultimo caso - prosegue il dossier - in cui il vecchio intermediario non ha la provvista e il nuovo non ha la dichiarazione riservata (dei capitali regolarizzati) non appare chiaro quale debba essere il sostituto di imposta“.

  Tutto questo, personalmente, mi pare un’inutile bizantinismo e spiego il motivo: poniamo che Tizio abbia capitali all’estero, capitali che è giusto spiegare NON provengono da attività esercitate all’estero ma illegalmente esportati e, se fossero rimasti in Italia, sarebbero soggetti ad una tassa che va dal 40% al 50%. Questo ci porta a dire, senza tema di sbagliare, che Tizio è un evasore fiscale, chiaro come il sole: in definitiva ha rubato e le sue tasse ce le siamo dovuti pagare noi, giusto per inquadrare correttamente i termini dell’equazione.

  Ora Tizio, grazie alla legge sullo scudo fiscale (quella che permette il rientro dei capitali semplicemente pagando il 5% in luogo del 40-50%), fa rientrare i suddetti capitali che, presumibilmente, non sono poche migliaia di euro ma qualche decina o centinaia di milioni a voler stare su cifre basse.
  Vi spiego cosa succede, nel sistema bancario, se il tutto avviene in modo “non monitorato”: supponiamo che Tizio normalmente, guadagni attorno ai duecentomila euro/anno (continuo a parlare di cifre basse), questo significa che, sui suoi conti bancari, ci sono movimenti periodici che ammontano a tale cifra. Esistono delle procedure automatiche, gestite dall’Ufficio delle Entrate (il fisco), che esaminano statisticamente questi movimenti. Questo per rilevare i “movimenti anomali” e segnalare potenziali azioni di riciclaggio di denaro sporco: quando un flusso di denaro si scosta significativamente dai valori usuali (ad es. un impiegato che prende 1.500 euro/mese di stipendio di colpo fa un versamento di 20.000 euro) scattano delle “sicurezze” ed avviene una “segnalazione di potenziale riciclaggio“. Fra l’altro, per la legge, chi accetta il versamento (cassiere della banca) è obbligato a chiedere la provenienza delle somme, giudicate anomale se al di sopra del “limite di tracciabilità” (5.000 euro ad oggi) e chi versa deve fornire una motivazione, fosse anche una palese scusa, e firmarla.
  Analoga motivazione va fornita anche se il trasferimento avviene completamente per via elettronica (EFT: Electronic Fund Transfer). Sia chiaro che la banca che accetta i soldi, se la motivazione non è convincente (ad es. un versamento, documentato, ai fini di effettuare un acquisto, oppure un’eredità o altro) è parimenti obbligata ad inviare una segnazione di “sospetto antiriciclaggio” all’Agenzia delle Entrate. Obbligata, non è una situazione in cui la banca si può esimere: ci sono penali che ammontano anche al 40% dei fondi ricevuti, in caso la segnalazione non venisse effettuata ed, in seguito, si scoprisse l’attività di riciclaggio.

  Quindi, tornando a noi, Tizio deve dichiarare la provenienza dei fondi. Ovviamente, avendo alle spalle la legge relativa allo scudo fiscale, dichiara l’operazione come “scudata“: questo fa rientrare il suo nome in una whitelist che viene passata alle procedure automatiche di rilevamento (DIANA, per gli addetti ai lavori) che, al momento del verificarsi della “anomalia statistica”, la fanno passare in modo del tutto trasparente al sistema, senza dare luogo ad alcuna segnalazione (come se ci fosse una “ragione valida ed esaustiva” per intenderci).

  Questo cosa significa però? è presto detto: nella whitelist di cui sopra abbiamo nome e cognome di ogni “scudato”. Incrociando poi i dati bancari (per legge ci dev’essere almeno un decennio di storico, anche se a noi occorrono pochi mesi) possiamo rilevare senza alcun problema l’entità del movimento stesso (entità, guarda caso, sulla quale il Governo fa delle statistiche piuttosto precise).
Quindi ora, avendo nome, cognome ed entità del furto perpetrato ai danni di tutti i cittadini, come si fa a “non essere in grado” di esigere il pagamento di una tassa (tutta o in parte)?
Davvero credete che, se l’Agenzia delle Entrate dovesse esigere da me tot soldi per “tasse non pagate” mi sarebbe concesso di pagarne di meno “perchè ho reinvestito i capitali in questo & quello”? io ritengo che qualcuno verrebbe da me e, nel caso, mi pignorerebbe immobili, mi bloccherebbe il conto corrente, requisirebbe i miei soldi “fino all’ammontare della tassa evasa”, non pare anche a voi?
  Potrei fuggire all’estero, ovviamente (e magari, se l’ammontare della cifra fosse rilevante, mi converrebbe anche farlo), ma credo che verrebbe emesso un mandato di cattura internazionale (è così che arrestano i boss mafiosi fuori dal Paese) ed in ogni caso dovrei considerare perduti i miei capitali presenti sul suolo nazionale. In definitiva non son certo che mi converrebbe, passando poi per criminale (esistono accordi di estradizione con quasi tutti i paesi del mondo).

  Giusto per completare il panorama, faccio presente che altri Stati come Francia, Germania ed Inghilterra, sono riusciti a recuperare quote parti variabili fra il 22-25% (Germania) ed il 50% (Inghilterra) delle cifre evase. Ma non solo: grazie ad accordi con la Svizzera, son riusciti a tassare i famosi “conti cifrati” di residenti francesi, tedeschi ed inglesi direttamente laddove i capitali si nascondevano.

  Stiamo parlando di decine e decine di miliardi di euro… in questo momento di grande bisogno, vi pare sensato che si colpiscano ancora una volta i redditi dei lavoratori dipendenti, che sono lì, belli e chiari, alla luce del sole e senza alcuna possibilità di esportazione illegale, piuttosto che fare qualche sforzo (avendo poi in mano i famosi nomi, cognomi ed importi) per recuperare cifre che, da sole, sistemerebbero altro che i problemi attuali, perfino quelli futuri. Cifre che, peraltro, ci sono dovute e che, in mancanza delle stesse, il resto degli italiani è stato obbligato a pagare più tasse. Di fatto proteggiamo dei criminali (l’evasione fiscale è un crimine) e penalizziamo i cittadini onesti… se è giustizia ed equità questa…

  Io, che da sempre sono un sostenitore di Monti e del suo operato dai tempi in cui operava in UE, che speravo vivamente che gli fosse chiesto di dirigere l’Italia non solo fuori dalla crisi ma verso un nuovo periodo di prosperità, voglio dar fiducia al Governo tecnico attuale perchè credo che, nonostante tutto, riuscirà a traghettarci fuori dalle secche in cui siamo impantanati (grazie, è il caso di dirlo, al Governo Berlusconi). Certe cose non si attuano in pochi giorni ed è già un miracolo aver evitato il default, dato che l’entourage del Cavaliere brindava a caviale e champagne e ballava sul Titanic mentre questo era fatalmente diretto all’incontro con l’iceberg (ci siamo già dimenticati dei bunga bunga?). D’altro canto, a loro, cosa interessava? al “momento buono” si sarebbero tutti ritirati ad Antigua, lasciando noi sulla nave che affonda.
  Adesso invece, con Monti, la correzione di rotta è stata fatta ed, anche se siamo comunque in mezzo ad un fitto banco di iceberg ancora pericolosi, con una persona così al timone ce la possiamo fare… vediamo quindi se, col tempo, troverà il modo di tassare correttamente chi i capitali li ha, invece di chi spreme il portafogli sempre più esausto per fare in modo che il Titanic possa avanzare ancora di qualche miglio senza affondare.

Friday, 2 December 2011

Servizio pubblico

Filed under: coerenza, Europa, minipost, politica — lcoianiz @ 2:17 am

  Ho appena finito di guardare Servizio Pubblico ed aggiungo un paio di note di buonumore, che ogni tanto ci vuole: Cofferati (che è tornato!!!) parla, a buon titolo, di “unire meglio l’Europa” (ed era ora eh!) ovvero di completare l’Unione Europea portando anche la politica a questo livello in modo che non sia unicamente un’unione monetaria ed economica.
  L’altro elemento di buonumore riguarda quell’inqualificabile individuo di Brunetta, “la parte peggiore del Paese” (cit.): vedo che, se da un lato pare aver passato l’ultimo ventennio all’opposizione, da come parla, dal governo nel quale è stato ha comunque imparato la “tecnica Ghedini“: interrompere l’avversario mentre parla (per lui non ci sono “interlocutori” ma solo “avversari”) ed il ripetere ab nauseam le solite quattro cazzate inutili ed inconcludenti. Il buonumore deriva dal fatto che, se fino ad ora ha potuto fingere di “dire la sua” in un governo inqualificabile quanto lui, adesso ci ha fatto davvero la figura del somaro quale egli è (e dopo questo voglio proprio vedere che si dimostri il mio torto in quest’affermazione).
  Ah si… è riuscito anche a dare del guitto a Santoro… ma senza dirglielo però eh… (tristezza infinita).
  Mi rimane solo un dubbio: ma non si doveva parlare, nella puntata, di “salvare l’euro”?

Thursday, 17 November 2011

La parola ed il suo valore

Filed under: post storici, pensieri, coerenza, Europa, politica, sociale, Italia — lcoianiz @ 5:37 am

  Ho visto il video del giuramento di Mario Monti e dei “suoi” ministri. Ora… tutto questo, dopo tanti anni di berlusconismo, tette e culi in TV, potrebbe anche avere un valore puramente scenico, mentre invece… perchè non accordare a questo atto il significato e la dignità che merita? Forse che siamo oramai troppo guastati dal potere mediatico e pensiamo che “tanto tutto è show“?.. che, in ogni caso, ed in ogni contingenza, e spesso anche contro ogni logica (l’abbiamo visto in questi giorni) “the show must go on“?

  Ebbene no: io penso, e mi piacerebbe fosse davvero così (e credo lo sia), che se una quindicina di persone di una certa età, persone con una storia alle spalle, gente che ha lavorato, ha studiato, s’è confrontata, gente che è venuta lì per “fare qualcosa”, se queste persone pronunciano una “formula”, ebbene, questa non dovrebbe essere una formula vuota: “giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione“. Queste parole significano qualcosa, significano molto, e c’è un patto esplicito che s’instaura fra chi le dice e chi le ascolta… “giuro”, non è cosa che si possa dire a cuor leggero, non davanti ad altri, non quando non si sta scherzando: è un impegno, un grande impegno. Auguro a tutti loro, anche per il nostro bene, ma soprattutto per il loro, di riuscire in quello che devono fare: un giuramento non è cosa da pronunziare alla leggera.

  Mentre li ascoltavo, assieme all’emozione, che non era certamente solo loro, m’è venuto in mente: ma anni fa… anche Berlusconi ed i suoi ministri hanno giurato, nello stesso modo, magari davanti ad un altro Presidente della Repubblica, ma hanno detto le stesse parole (il cerimoniale)… e non sarà forse proprio perchè questo giuramento, alla prova evidente dei fatti, è stato tradito, che gli italiani, senza guardare (o guardando poco) allo schieramento, ce l’hanno con lui?.. perchè lui non ha “solo” fatto i suoi interessi, no, un comportamento simile sarebbe riprovevole, magari, e di certo già contrario al giuramento (”…di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione“). Ma non si è fermato lì… e potremmo dire che intere generazioni di “politici”, dopo aver giurato, si son fatte i propri interessi, tanti o pochi che fossero… non s’è fermato lì, no… ha proprio dovuto andare contro i nostri: ha giurato, ha violato il giuramento, ED ha pervertito tutto il sistema contro i nostri interessi, in modo tale da far perfino sembrare legittimi i suoi (ancora oggi c’è chi lo pensa e, nelle sue logiche, indubbiamente il suo interesse era legittimo).

  Passato il tempo, passato il pensiero, ieri era ieri, oggi è oggi, non rimaniamo ancorati al passato, pur senza perderne l’insegnamento: auguro quindi, a loro ma a tutti noi, che la parola torni finalmente e dopo tanto tempo ad avere un valore, che una persona che dica “giuro”, che stringa una mano, torni ad esser creduta (e credibile) “perchè ha giurato (o ha stretto la mano)“. D’accordo l’emergenza del momento, ma questa cosa, questo valore, è un qualcosa che ci servirà anche una volta passato il momento del bisogno immediato, è qualcosa che dovremo chiedere, ai nostri politici, se vogliono davvero dimostrare di non essere la “classe politica” che ha creato ed esasperato fino quasi (e speriamo sia un quasi) all’estrema conseguenza, questa situazione di grande rischio, “la casta”.

  Quando Monti avrà terminato il suo lavoro, assieme ai suoi collaboratori, probabilmente vorrà farsi da parte, come farebbe chiunque abbia portato a termine ciò che si era prefissato di fare. Ed allora si tornerà ad una situazione più “tradizionale”, con i politici “di sempre”. Quel che voglio dire è che noi non li vogliamo, non vogliamo che siano “di sempre” o “come sempre”, non vogliamo che si possa ragionevolmente dire “ma tanto, una volta che arrivano lì, poi diventano tutti uguali”, non vogliamo, no.

  Vogliamo persone che, quando pronunceranno il giuramento, e lo dovranno fare ovviamente, credano davvero dicendo “giuro”, credano davvero dicendo “…di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione“, credano!.. perchè non lasceremo per altri vent’anni, e nemmeno per dieci o per cinque, persone che non credono che, quando dicono “giuro”, si stanno davvero impegnando sia verso sè stesse sia verso tutti noi.
  Vogliamo persone che, dopo aver giurato, si sentano libere di poterci chiedere sacrifici, perchè sono gli stessi sacrifici che stanno compiendo loro. Non si dovranno, mai, sentire come chi ci chiedeva sacrifici, pasteggiando a caviale e champagne, e strusciandosi fra tette e culi di “letterine” o “veline”… no: saranno Ministri della Repubblica, gente che possiamo chiamare “onorevole”.

  Le parole hanno un significato: se le svuoti di significato, è vero che le puoi addomesticare e far fare loro i giochini più assurdi (cit. “è la nipote di Mubarak“). Ma è anche vero che perdi, nello stesso momento, tutto il vero potere delle parole stesse: laddove dire “giuro” non ha più significato di “pirla”, la gente (non solo da noi) darà ai tuoi giuramenti il peso che meritano: da “pirla”.
  E chi prima e chi, dolorosamente, dopo, alla fine si capisce cosa significa aver mentito ad un’intera Nazione, prima di tutto, ad un’intera Europa, ed in ultima analisi, a buona parte del Mondo.

  Vorrei quindi poter dire che la parola ha un valore, perchè pronunciata da una persona (per-sona: colui che produce suoni, che parla), che questa persona ha una dignità, prima di dover dimostrare qualcosa agli altri, la dignità verso sè stessa, che questa dignità è informata da un’etica, che non è vero che l’etica s’è persa.

Sunday, 13 November 2011

FORSE NON AVETE CAPITO!

Filed under: post storici, coerenza, Europa, politica, Italia — lcoianiz @ 7:32 pm

  Leggo, da AdnKronos, i commenti degli ex magnaccia, papponi, arraffoni e puttanieri (che, peraltro, lo sono tuttora): Angelino Alfano a In Mezz’ora “Il mio dispiacere è per una sinistra che non cambia mai, io oggi lo dico con la massima sincerità: avrei gradito qualche dichiarazione del Pd in cui si dice che non ha vinto le elezioni e che si va al governo per una condizione di emergenza, ma non c’è nulla da festeggiare perché la crisi è ancora in campo“, Ignazio La Russasorpreso e indignatotrova “comprensibile per chi è di sinistra, per i vetero marxisti e per i tanti giovani che hanno creduto nell’antiberlusconismo festeggiare. Anche noi abbiamo festeggiato a suo tempo la caduta del governo Prodi. Ma mi sono sorpreso e un po’ indignato che si vada ad insultare Silvio Berlusconi sotto la sua casa o davanti alla casa del presidente della Repubblica mentre arrivava Berlusconi. Questo noi non l’abbiamo mai fatto in anni di peggior scontro politico. E’ stato -aggiunge La Russa- un brutto modo di festeggiare, un modo incivile che non appartiene al dna dell’Italia ma della sinistra” (ma forse dimentica le fette di mortadella lanciate in Parlamento), ed ovviamente Silvio Berlusconi ha “espresso tutta la sua amarezza per i tripudi di piazza alla notizia delle sue dimissioni“.

  D’accordo… ma

FORSE NON AVETE CAPITO!


  I “tripudi” in piazza non erano da parte di un “popolo di vincitori” sullo sconfitto, no… era il (giustissimo) sollievo popolare per essersi tolti un piede dal collo, piede che opprimeva e premeva da 17 anni. Era il tripudio degli sconfitti sul vincitore di sempre, su colui che, mettendolo in quel posto a tutta una Nazione, si è sempre fatto gli affari suoi, mai ha pensato a noi ma sempre e solo a sè stesso, un aggiornamento di Pinochet in versione mediterranea, con tutta la spocchia e la supponenza che l’ha portato ad offendere noi e tutti i nostri alleati europei, facendoci fare la figura dei somari, cosa che peraltro non siamo (noi), e facendoci retrocedere di decenni rispetto al resto del mondo (basta guardarsi un pò di statistiche).

  Ora i suoi servi, i suoi leccaculi si dicono “sorpresi ed indignati”… ma io, noi, diciamo a loro

MA ANDATE A CAGARE!!!

  Adesso il Paese ha una possibilità, possibilità che voi ci avete sempre negato, per i vostri sporchi interessi. Monti è la guida che, speriamolo tutti, riporterà l’Italia ad un livello “consono” per poter stare, da pari, nella cerchia dei propri alleati, di quelli che hanno piegato la schiena, lavorando, e ci stanno dando una mano. Non è possibile… non è anche solo vagamente ammissibile, che loro tirino la carretta per noi, e noi si stia a cassetta, in mezzo a ballerine e bunga bunga. Loro non hanno la minima intenzione di farlo, nè peraltro noi di chiederglielo: una scintilla di onore, noi, l’abbiamo ancora.

  Ed ai magnaccia, papponi ed arraffoni dico: nulla verrà dimenticato, non credete. Vi conviene scappare lontano, infilarvi nel buchi dai quali usciste… fatelo ora.

Friday, 11 November 2011

Mario Monti

Filed under: post storici, coerenza, Europa, politica, sociale — lcoianiz @ 5:22 pm

    L’avevamo già apprezzato per il suo grande e generoso lavoro in sede UE. Perfino due Governi di orientamento opposto non hanno potuto far altro che confermarlo (salvo poi, uno dei due, preferirgli in seguito Rocco Buttiglione, per motivi che non merita nemmeno commentare).
Ora è diventato “speranza dell’Italia e degli italiani”, anche di quelli che a suo tempo hanno votato Berlusconi (per poi accorgersi, in soli 17 rapidi anni, di quanto l’abbiano preso in quel posto).

    In questo momento mi auguro solo una cosa: che Monti resista a tutte le forme di pressione e designi un Governo “come lo vuole lui”, ovvero di gente “che sa quel che c’è da fare”. Ho buone speranze, in merito: so che è capace di farlo… non chiedetemi perchè, e non è la disperazione di questi tempi a farmelo dire: “sento”, per i trascorsi che ha avuto, che è così. E non mi interessano quelle “chiacchiere da portinaia” secondo cui chi ha lavorato per Goldman Sachs non può essere una persona integra, non è così. Ma lasciamo al tempo il confermare o meno questa cosa.

    Penso che Monti farà quel che deve fare e poi, se gli italiani lo riterranno, si farà da parte, come chiunque abbia portato a termine un lavoro tende a fare. Per quanto mi riguarda se, come penso, agirà bene, sarei per una “via De Gaulle“: per una volta teniamoci chi è capace di fare il suo mestiere, invece di metterlo da parte usandolo solo come “aspirina” nei momenti di mal di testa.

    Ad ogni modo, almeno in questo momento, la via mi pare abbastanza chiara: risanamento del bilancio, abbassamento del debito, modifica della legge elettorale, dopo di che tutti alle urne.

Friday, 1 April 2011

Strasburgo: vittoria di una fazione, sconfitta dei diritti di tutti

Filed under: coerenza, Europa, sociale, religione — lcoianiz @ 3:58 pm

Oggi Repubblica.it titola “Crocefisso, Strasburgo assolve l’Italia ‘Esporlo non viola i diritti umani’” e l’articolo inizia con “L’Italia ha vinto la sua battaglia a Strasburgo. La Grande Camera della Corte europea per i diritti dell’uomo l’ha assolta dall’accusa di violazione dei diritti umani per l’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche“.

La posizione mi pare alquanto incoerente, come minimo rispetto alla prima sentenza dove, dando ragione al ricorrente (una cittadina italiana di origini finlandesi… dove probabilmente hanno una nozione del diritto un attimo più chiara che da noi), la Corte dichiarava “…la violazione da parte dell’Italia di norme fondamentali sulla libertà di pensiero, convinzione e religione“.

Stranamente, in seguito al ricorso, la “violazione di norme fondamentali sulla libertà di pensiero, convinzione e religione” non era più tale… forse, nel frattempo, è cambiato il concetto di “libertà di pensiero, convinzione e religione”, tutto può essere. Una cosa che fatico a comprendere è come faccia un simbolo esposto in una scuola pubblica che, come minimo per etica, dovrebbe essere equidistante da tutte le posizioni, a rappresentare una “libertà religiosa individuale” ma anche e soprattutto “collettiva”, dato che la frequentazione delle nostre scuole è aperta a tutti (art. 34 comma 1 Cost.) e, come recita ancora la Costituzione (art. 3 comma 1)

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

va da sè che in un’aula frequentata da maomettani si dovrebbero esporre i simboli dell’Islam ed in una frequentata da buddisti, indiani e quant’altri sarebbe necessario, data la sentenza, esporre i simboli delle rispettive religioni… altrimenti essi, a buon diritto (e con una sentenza pronunciata), possono lamentarsi di non poter fruire della loro “libertà religiosa individuale e collettiva“.

Come sia possibile, quindi, che l’esposizione di un solo simbolo di una sola religione, in un paese dove la presenza è oramai fortemente multietnica (e, va da sè, multireligiosa), “non viene considerato dai giudici di Strasburgo un elemento di ‘indottrinamento’” mi sfugge completamente.

Di fatto quello a cui abbiamo assistito è la vittoria della Chiesa Cattolica su “tutte le altre religioni” professate in Italia. Vittoria che va palesemente contro il già citato art. 3 della nostra Costituzione. Un piccolo passo avanti della Chiesa, un discreto passo indietro dell’Italia nel consesso europeo, laddove questa sentenza, chissà come strappata, non potrà esser vista con favore.

Personalmente non sono contro la Chiesa Cattolica: fa parte della nostra storia e della nostra cultura ed ha tutto il diritto di esser presente sul territorio. Quello che non mi piace è che un’istituzione del genere, che per vocazione dovrebbe essere portatrice di pace, sia invece impegnata in una sorta di guerra, sul suolo italiano (quindi di tutti), palesemente contro le altre religioni. L’Italia poi, nonostante abbia forti radici cattoliche, oggi come oggi non ne riconosce più il primato… anche se così non pare, dal ricorso presentato.
Sarebbe, credo, più onesto nei confronti di TUTTI i cittadini italiani, anche quelli non cattolici, quindi, portatori del rispettivo “diritto alla libertà” di non dover vedere un simbolo in cui non si riconoscono, in un locale pubblico e pagato con le loro tasse, che la Chiesa Cattolica facesse opera onesta di indottrinamento nei locali preposti a questo scopo: le chiese e le aule di catechismo, ove di certo nessuno si scandalizzerà per il fatto che siano presenti unicamente i loro simboli religiosi.

Friday, 6 November 2009

Ancora sulla lingua “paneuropea”

Filed under: pensieri, Europa, sociale, lingue — lcoianiz @ 9:45 pm

Rileggendo un mio vecchio post son ripassato sul sito dell’Unione Europea nella parte che tratta dell’argomento. Fra le cose che vi ho letto vedo che battono molto sul discorso del multilinguismo: penso che il motivo sia soprattutto la paura che hanno gli Stati “minori”, quelli aggregati di recente, di venire “colonizzati” tramite l’imposizione di una lingua che non tenga conto delle rispettive storie nazionali. Paura non di certo peregrina, lo ammetto, oltre a tutto mentre noi italiani siamo stati colonizzati dagli americani (e dite di no, se potete) ergo alla fine il parlare l’inglese (o, meglio, l’americano) ci pare “naturale”, gli Stati di più recente acquisizione hanno matrice “russa” (ex blocco sovietico). Da qui si può capire come percepiscano una lingua quale l’inglese (oltre a tutto in fortissima minoranza, come lingua madre, in UE).

Venendo al dunque: si dice che, fatta salva la lingua nazionale, ogni europeo “dovrebbe parlare altre due lingue estere“… uhmmm… a parte lo sforzo che si compie per parlarne già una… alla fine, per quanto mi riguarda, non sarei contrario a parlare (1) la mia lingua madre (italiano), (2) una lingua “paneuropea” (ad es. l’esperanto) e (3) una lingua “estera” (tipo l’inglese, che già parlo). Mi si può obbiettare che l’inglese non sia una “lingua estera”, dato che lo parlano in Inghilterra, Scozia ed Irlanda, membri della UE da tempo… ma andate un pò a vedere o, meglio, a sentire di quale “inglese” si tratta: nella migliore delle ipotesi è “americano” (quindi “estero” di sicuro), quando non si tratta di slang (gli inglesi sono piuttosto “contrariati” per questo ;-)).

Quindi smettiamola una buona volta, con tutti questi intoppi e cavilli che vorrebbero sembrare etici: l’unità si fa pensando tutti assieme ad un’esperienza comune, ma pensare non basta: bisogna comunicare la propria esperienza… e, fatalmente, finchè parleremo 23 lingue diverse comunicare sarà veramente un grosso problema. Smettiamola di tergiversare: mettiamoci in testa che “parlare una lingua comune” è uno dei fattori chiave per cui l’Unione Europea si potrà veramente e finalmente chiamare “unione“.
Soprattutto smettiamola di prenderci in giro: un francese non vorrà mai parlare inglese, a stento vorrà parlare tedesco… un tedesco men che meno vorrà parlare inglese, per non parlare dei “problemi linguistici interni” di cui leggo (qui e qui) tra gli spagnoli… e staremo lì, per i prossimi secoli, a rotolarci nelle nostre rispettive differenze, invece di cercare un punto comune da portare vantaggiosamente avanti.
E’ unità questa?

E nel frattempo altri “giganti” che possono beneficiare di un sistema linguistico che gli permette di capirsi (parlo di Cina, USA, ecc.) continueranno a guardarci, ridendo (giustamente), ed a fare i propri affari in un mondo in cui noi europei rimaniamo perpetuamente stranieri, continuando a parlare le nostre singole lingue, a livello globale poco più che dialetti, e facendoci fregare da una colonizzazione culturale che non ci permette di esser veramente uniti.

L’esperanto, una lingua progettata per esser semplice e soprattutto per cogliere un pò da tutti senza esser veramente patrimonio di nessuno, sarà la strada che ci porterà alla vera Unione Europea.

(qui un mio commento sul forum UE del multilinguismo)



Aggiornamento: pare che la “moderazione” del forum sul multilinguismo tenda, stranamente, a “tagliare” alcuni commenti… interessante esempio di democrazia europea. Riporto quindi, di seguito, l’ultimo (mio) commento sul forum, visto che fortunatamente qui non ho la necessità della (loro) moderazione:

“Il multilinguismo non mi pare “la soluzione” quanto, piuttosto “il problema“: ci possiamo davvero permettere i costi che tutto questo comporta?
Ci possiamo davvero permettere le incomprensioni che il parlare 23 lingue comportano?
Ci possiamo davvero permettere la distanza (linguistica) che questo comporta, quando due europei che parlano la propria lingua nazionale non possono comunicare?
Non sarebbe davvero meglio parlare tutti la stessa lingua, e che questa lingua sia “altra” rispetto a tutti, in modo che nessuno sia tentato di imporre, tramite la stessa, la propria cultura?
Visto che non par possibile avvantaggiare tutti, credo sia sensato non avvantaggiare nessuno: impariamo una lingua “comune ma che non faccia parte delle lingue europee” e chiamiamola Lingua Europea, buona per tutti.
Fatica all’inizio, per impararla, ma in seguito sarà la nostra lingua: non “la lingua di alcuni di noi, imposta agli altri” ma proprio la “nostra” (sia l’esperanto, l’interlingua o quella che decideremo).
Dove sto io la gente parla anche il dialetto, in casa propria. Ma quando esce di casa parla la “lingua comune” (l’italiano, nel nostro caso).
Sarebbe il caso succedesse anche in Europa, non pensate?”



Per lo stesso motivo di cui sopra (tagli indiscriminati da parte della “moderazione” del forum multilinguismo) riporto di seguito una risposta alla domanda posta qui:

Gent.mo sig. Orban,
per rispondere alla sua domanda: assolutamente sì!

Tutte le volte che cerco un’informazione sul sito della UE e non riesco a trovarla in italiano, ma nemmeno in inglese (sarò deludente, lo so, ma non conosco nè francese nè tedesco nè altro, è un mio limite).

Tutte le volte che devo parlare con una persona di lingua madre inglese: trovo assolutamente scorretto che io sia praticamente obbligato a confrontarmi, su una base assolutamente non paritaria, con una persona che trova facile parlare, mentre in quel momento io fatico moltissimo. Che senso ha questa “preferenza”?.. perchè?.. sono io cittadino di serie B?
E d’altro canto, se parlassi la mia lingua (come l’altro parla la sua), ci capiremmo ancora meno, no?

Lei dice: in esperanto (o altra lingua artificiale) non ci sono i termini per esprimere alcuni concetti.
Io rispondo: certe parole, in TUTTE le lingue, sono state inventate. Esisteva forse la parola “turbina”, in italiano, prima che qualcuno inventasse appunto la turbina?
E come possiamo “inventare” la “turbina” in italiano (e poi in inglese, francese, ecc.) la possiamo inventare in esperanto (si chiamano “neologismi” e la nostra lingua ne è piena).
Non creda che io stia sorvolando sulla sua argomentazione: è molto interessante, certo, però con quello che spendiamo per tradurre “tutto” in 23 lingue credo che spenderemmo perfino di meno nel completare la lingua che sceglieremo ed insegnarla a tutti: ci sarà un indubbio sforzo iniziale (ma mi pare ci sia già oggi no?) però in seguito la strada, almeno in Europa, sarà in discesa.
Il motivo della scelta dell’esperanto, piuttosto che un’altra lingua artificiale, era credo dettato dal fatto che nel mondo è già un pò diffusa: per la UE sarebbe di certo una marcia in più l’adozione di una lingua parlata anche in altri paesi non UE.

Concludendo: leggo che Lei giudica alcune parti del sito UE “non necessarie” in termini di traduzione comune. Nella pratica, quindi, il suo discorso porta ad escludere parte della UE dalla conoscenza di alcune pubblicazioni, dato che vengono tradotte nelle “lingue comprese dalla maggioranza dei cittadini europei” con ovvia esclusione delle minoranze (e, spesso, mi sento io stesso minoranza, anche se gli italiani sono una bella fetta della popolazione UE).

Quindi, anche in termini di costi, sarebbe economicamente più vantaggioso tradurre tutto in UNA sola lingua. Certo: in questo caso escluderemmo “tutti”, dato che la “lingua europea” la dovremmo imparare. Però rifletta su questo: non esisterebbero più “maggioranze” (ancorchè fittizie: gli anglofoni di lingua madre SONO una ristretta minoranza in UE) e soprattutto “minoranze”: sarebbe una scelta etica, credo, e nel tempo anche pratica.

Tuesday, 3 November 2009

la percezione dei diritti umani

Filed under: pensieri, coerenza, Europa, sociale, religione — lcoianiz @ 4:17 pm

Esiste la percezione di cosa sia un diritto, in modo generico e rivolto veramente a tutti, ed esiste invece la percezione di cosa sia “il mio diritto” (o il “diritto di alcuni”).

In Italia noto purtroppo andar per la maggiore la seconda: per tanti, tantissimi, il fatto che “la maggioranza” dica una cosa significa automaticamente calpestare il diritto della minoranza: “noi la pensiamo così, per cui tu fottiti”… che cosa triste.

Ragionavo così in merito a questo articolo apparso su Repubblica.it: al di là di come la possa pensare io in merito, ritengo comunque dimostrazione di “percezione del diritto di tutti” il fatto che, in un’aula comune, dove vanno ad imparare il cristiano ma anche il musulmano o il protestante, non sia corretto esporre segni distintivi validi per uno e non per altri, segni che, in base alle relative fedi, possono anche offendere altri.

Poi leggo che chi s’è sentita così ingiustamente colpita da questa pubblica mostra di simboli così di parte viene dalla Finlandia… e tutto si spiega: il valore che in altri luoghi viene dato alla dignità di fede di tutti non è certamente quello (prevaricatore) che diamo da noi.

Questo non per dire “buttiamo giù chiese e campanili”, non sia mai: quelle costruzioni fanno davvero parte del nostro patrimonio artistico e culturale, nessuno lo nega. Però andare a far proselitismo in una scuola, e farlo poi in modo scorretto (dato che non mi par di vedere i simboli di altre religioni, appesi ai muri… e nemmeno li vorrei vedere d’altro canto: a scuola sarebbe meglio imparare cosa sono le religioni, non far “tesseramento”, quant’anche occulto) mi pare proprio una triste misura del nostro livello culturale. Come sempre, son dovuti venire da fuori per insegnarci il significato di “uguaglianza”.

Vuoi dar risalto alle tue radici cristiane?.. riempi casa tua di crocefissi di tutte le fogge e dimensioni. Perchè devi appendere al muro di tutti qualcosa di diverso che non sia la bandiera italiana, un simbolo veramente di tutti?
Vuoi che tuo figlio sia educato secondo i canoni cristiani? mandalo in chiesa al catechismo: quello è, giustamente, un luogo dove si può parlare in modo “partigiano” della propria religione. Altri manderanno i figli alla moschea, altri al templio: l’importante è che sia una loro (della famiglia) libera scelta il dove istruire la propria prole e non il ritrovarsi un simbolo, magari non ben accetto, in un luogo in cui uno deve andare obbligatoriamente (peraltro paga con le proprie tasse la disponibilità dello stesso).

Wednesday, 10 November 2004

Una lingua paneuropea

Filed under: post storici, Europa — lcoianiz @ 11:50 am

  L’Europa si sta allargando.
  Questo è un fatto incontestabile, nonostante gli sforzi di alcune “potenze internazionali” (credo la mia opinione in merito la conosciate, no?).
  L’allargamento, molto probabilmente, non proseguirà nè all’infinito nè per troppo tempo: giusto per evitare gli errori del passato e quindi morire di elefantiasi, ad uno sviluppo “geometrico” iniziale (che non è lontano dal concludersi) seguirà una fase di consolidamento interno ed esterno.

(nota: questo articolo è stato iniziato il 12 novembre 2003, parecchio prima dell’allargamento a 25 stati avvenuto il primo maggio 2004)



  Aggiornato il 10 novembre 2004

  Le democrazie europee sono troppo “vecchie” ed esperte per ricadere negli errori commessi da esse stesse in passato e, più di recente, da potenze più giovani; credo quindi che non attenderanno troppo ad avviare questi processi, vitali per la struttura stessa di un gruppo così grande di organizzazioni e popoli così eterogenei… anzi… questo consolidamento è in parte già iniziato: l’Europa dei dodici sta formando già ora uno “zoccolo duro” che può imprimere una precisa direzione di sviluppo alla quale i paesi che si stanno unendo, e si uniranno in seguito, pur con tutti gli “apporti creativi” del caso, dovranno attenersi.
  Questo non per svilire i “nuovi arrivati”, non credo sia questo il caso, ma semplicemente ritengo che nessuno con un pò di buon senso possa pretendere, in seguito all’iscrizione ad un club sciistico, che questo diventi un club di giocatori di bocce solo per seguire le proprie “nuove interpretazioni” della politica interna (o quantomeno non subito).

  Un problema che però si presenterà sicuramente, in questa nuova Unione Europea, sarà quello di trovare (o “creare”) una lingua comune, che riesca ad incontrare il favore di tutte le parti in gioco e non ne penalizzi alcuna (o ne penalizzi il meno possibile, dato che attendersi un miracolo sarebbe poco realistico).

  Se vogliamo partire in modo “leggero”, su un argomento che potrà rivelarsi spinoso, possiamo parlare del “problema”, che s’incontra già ora, nel collocare i box dei traduttori nel palazzo del Parlamento UE: lo stesso, infatti, non è stato propriamente progettato “in crescita” (o, forse, all’epoca non si riteneva che l’UE avesse i numeri per crescere) e l’inserimento di undici nuovi Stati Membri ha creato un problema logistico: non potendo essere presenti, sulla facciata interna, tutti i box che permettono ai traduttori di seguire (e tradurre) gli interventi in corso nel Parlamento… beh… quali collocare in “seconda fila”?
  Non è un problema puramente logistico: la differenza tra “prima” e “seconda” fila può velocemente diventare un problema di prestigio… e quindi politico.

  Passando ad argomentazioni più serie… non possiamo nascondere, nonostante tutti gli sforzi del Presidente di turno della UE (al momento (maggio 2004) Silvio Berlusconi) che il formarsi della stessa Unione dà fastidio, come dicevo inizialmente, ad “altre potenze” (devo proprio dirlo? principalmente agli USA… ma non metterei la mano sul fuoco nemmeno per Cina e Russia).
  Questo ha già comportato, ultimamente, l’insorgere di tensioni interne alla NATO, soprattutto ora che, grazie al crollo delle forze del Patto di Varsavia, essa stessa non ha più una vera ragion d’essere. Tensioni che finiranno per portare, spero in modo incruento (ma non sarei pronto a scommeterci), all’uscita degli Stati europei dal blocco NATO ed alla formazione di un nuovo blocco “EuroForce” (a meno che non si confluisca tutti come “blocchi di forze ONU”, che sarebbe la soluzione probabilmente meno impegnativa e rischiosa).

  Con questo cosa voglio dire?.. Senza far necessariamente della fanta-politica, l’allontanarsi del blocco UE dall’influenza del grande blocco USA (o USA/UK) pone in risalto una minor pressione sulla “necessità” di adottare l’inglese (poi, in pratica, l’americano) come “lingua franca”.
  Quindi, se proprio vogliamo guardarci attorno, in UE l’inglese viene parlato, come lingua madre, da una ridotta parte della popolazione: gli inglesi (dove la UK comprende anche Scozia e Galles), anche volendo unirvi gli irlandesi (che in UE giocano un ruolo autonomo), assommano a c.ca 62,9 milioni di persone (dati UNICEF 2004).

  Questi i numeri europei:

Stato Popolazione (migliaia) Ceppo linguistico Percentuale
Belgio 10.296 neolat. 2,72%
Germania 82.414 german. 21,74%
Francia 59.850 neolat. 15,79%
Italia 57.482 neolat. 15,16%
Lussemburgo 447 neolat. 0,12%
Olanda (*1) 16.067 german. 4,24%
Danimarca 5.351 german. 1,41%
Irlanda 3.911 anglos. 1,03%
Regno Unito (*2) 59.068 anglos. 15,58%
Grecia 10.970 altro 2,89%
Spagna 40.977 neolat. 10,81%
Portogallo 10.049 neolat. 2,65%
Austria 8.111 german. 2,14%
Finlandia 5.197 finn. 1,37%
Svezia 8.867 finn. 2,34%
tot. 379.057
(*1) dato del 2002
(*2) G.B. e Scozia

 

Ceppo linguistico Popolazione (migliaia) Percentuale
neolatine 179.101 47,25%
germaniche 111.943 29,53%
anglosassoni 62.979 16,61%
finniche 14.064 3,71%
altro 10.970 2,89%

(fonte: “The Official Summary of The State of the World’s Children (agg. 2004)“)

  Si vede come il totale della popolazione assommi a 379 milioni di persone, di cui gli “anglofoni” (di lingua madre) sono solo il 16,6%.
  Dal canto loro i “(neo)latini” (italiani, spagnoli, francesi, ecc.) sono 179 milioni pari al 47,25% del totale ed i “germanici” (tedeschi, austriaci, ecc.) 112 milioni, considerando come “finniche” le lingue di finlandesi e svedesi, ovvero un altro buon 29,5% delle lingue parlate in Europa.
  L’ultimo 6,6% delle presenze si ottiene sommando la Grecia ai paesi finnici e conta 25 milioni di persone.

  Se ne facessimo una pura questione di volumi, in UE dovremmo parlare uno “slang” italo-francese (qualcosa come i dialetti che si parlano in romagna ;-)).

  Il prossimo ampliamento a 25 stati farà pendere la bilancia verso le lingue slave, più vicine alle finniche della nostra o dell’inglese, il quale perderà ulteriore terreno. Se poi decideremo (come spero) di completare l’ampliamento verso gli ultimi paesi del nord e sud est (Norvegia, ma anche Albania e qualche repubblica più ad est della Slovenia, risultata dal frazionamento dell’ex-Unione Sovietica) il bilancio potrebbe risultare addirittura invertito.

  Sarebbe quindi il caso di cominciare a pensare, a mia modesta opinione, ad una lingua esistente, veramente franca (che non parli nessuno come lingua madre) ma non ancora morta e con secoli di storia sulle spalle: il latino.

  Il latino è una lingua, se non parlata, quanto meno studiata nella maggioranza degli stati dell’Unione e, a differenza dell’esperanto (che può vantare altri “benefici”, però di tipo più tecnico), ha una vastissima storia e letteratura alle spalle a suo supporto, ed in alcune scienze, come quelle naturalistiche, è perfino una lingua “viva”. Oltre a tutto era a suo tempo diffusa in tutta quella che chiamiamo ora “Europa” (e… sì, anche in Inghilterra ;)).

  Chiaramente quello che verrebbe poi parlato, chiamiamolo pure un “eurolatino”, sarebbe alquanto diverso dal latino classico insegnato nei licei… con buona pace degli accademici (che, spero, non si arrabbieranno quanto gli inglesi al vedersi storpiata la lingua madre dagli americani).
  Un eurolatino (trovate voi una definizione migliore: “paneuro”? “eurolingua”?) più pratico, parlabile e mutevole… come lo è stato, secondo le prove storiche, il latino parlato dal popolo anche ai tempi di Cicerone.

  17 maggio 2004



  Aggiornamento.

  Durante una delle mie “razzie” in giro per la rete, alla ricerca d’informazioni sul Sindarin (una “lingua elfica” progettata da J.R.R. Tolkien, l’autore de “Il Signore degli Anelli”, che mi piacerebbe imparare) ho scoperto questo sito (Omniglot): al suo interno, oltre all’idea di generale serietà con cui viene trattata la materia, ho trovato i riferimenti all’Interlingua… ed, essendo io italiano, mi pare molto “capibile” (o almeno… non fatto alcuna fatica a leggere il pezzo relativo alla torre di Babele, in cima alla pagina).

  Così a sensazione pare un interessante miscuglio di spagnolo, latino ed italiano… per me sarebbe un grande vantaggio se venisse adottata (a parte poi impararne la grammatica, che non dev’essere proprio così semplice).

  Nota: molto interessante anche quanto riportato qui: chiaramente il sito della UE non poteva non parlare dell’argomento. ;)

  10 novembre 2004

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