Inutili bizantinismi
Leggo oggi, su Repubblica.it, un pezzo relativo al recupero dei soldi evasi relativi alla legge sullo scudo fiscale: “L’applicazione dell’imposta straordinaria - si legge nel dossier dei tecnici - potrebbe non trovare applicazione sul complesso dei capitali già emersi”. Ciò potrebbe verificarsi “nel caso in cui il contribuente scudato ha investito i capitali emersi in altre attività finanziarie, o ha spostato la sua posizione presso un altro intermediario. In quest’ultimo caso - prosegue il dossier - in cui il vecchio intermediario non ha la provvista e il nuovo non ha la dichiarazione riservata (dei capitali regolarizzati) non appare chiaro quale debba essere il sostituto di imposta“.
Tutto questo, personalmente, mi pare un’inutile bizantinismo e spiego il motivo: poniamo che Tizio abbia capitali all’estero, capitali che è giusto spiegare NON provengono da attività esercitate all’estero ma illegalmente esportati e, se fossero rimasti in Italia, sarebbero soggetti ad una tassa che va dal 40% al 50%. Questo ci porta a dire, senza tema di sbagliare, che Tizio è un evasore fiscale, chiaro come il sole: in definitiva ha rubato e le sue tasse ce le siamo dovuti pagare noi, giusto per inquadrare correttamente i termini dell’equazione.
Ora Tizio, grazie alla legge sullo scudo fiscale (quella che permette il rientro dei capitali semplicemente pagando il 5% in luogo del 40-50%), fa rientrare i suddetti capitali che, presumibilmente, non sono poche migliaia di euro ma qualche decina o centinaia di milioni a voler stare su cifre basse.
Vi spiego cosa succede, nel sistema bancario, se il tutto avviene in modo “non monitorato”: supponiamo che Tizio normalmente, guadagni attorno ai duecentomila euro/anno (continuo a parlare di cifre basse), questo significa che, sui suoi conti bancari, ci sono movimenti periodici che ammontano a tale cifra. Esistono delle procedure automatiche, gestite dall’Ufficio delle Entrate (il fisco), che esaminano statisticamente questi movimenti. Questo per rilevare i “movimenti anomali” e segnalare potenziali azioni di riciclaggio di denaro sporco: quando un flusso di denaro si scosta significativamente dai valori usuali (ad es. un impiegato che prende 1.500 euro/mese di stipendio di colpo fa un versamento di 20.000 euro) scattano delle “sicurezze” ed avviene una “segnalazione di potenziale riciclaggio“. Fra l’altro, per la legge, chi accetta il versamento (cassiere della banca) è obbligato a chiedere la provenienza delle somme, giudicate anomale se al di sopra del “limite di tracciabilità” (5.000 euro ad oggi) e chi versa deve fornire una motivazione, fosse anche una palese scusa, e firmarla.
Analoga motivazione va fornita anche se il trasferimento avviene completamente per via elettronica (EFT: Electronic Fund Transfer). Sia chiaro che la banca che accetta i soldi, se la motivazione non è convincente (ad es. un versamento, documentato, ai fini di effettuare un acquisto, oppure un’eredità o altro) è parimenti obbligata ad inviare una segnazione di “sospetto antiriciclaggio” all’Agenzia delle Entrate. Obbligata, non è una situazione in cui la banca si può esimere: ci sono penali che ammontano anche al 40% dei fondi ricevuti, in caso la segnalazione non venisse effettuata ed, in seguito, si scoprisse l’attività di riciclaggio.
Quindi, tornando a noi, Tizio deve dichiarare la provenienza dei fondi. Ovviamente, avendo alle spalle la legge relativa allo scudo fiscale, dichiara l’operazione come “scudata“: questo fa rientrare il suo nome in una whitelist che viene passata alle procedure automatiche di rilevamento (DIANA, per gli addetti ai lavori) che, al momento del verificarsi della “anomalia statistica”, la fanno passare in modo del tutto trasparente al sistema, senza dare luogo ad alcuna segnalazione (come se ci fosse una “ragione valida ed esaustiva” per intenderci).
Questo cosa significa però? è presto detto: nella whitelist di cui sopra abbiamo nome e cognome di ogni “scudato”. Incrociando poi i dati bancari (per legge ci dev’essere almeno un decennio di storico, anche se a noi occorrono pochi mesi) possiamo rilevare senza alcun problema l’entità del movimento stesso (entità, guarda caso, sulla quale il Governo fa delle statistiche piuttosto precise).
Quindi ora, avendo nome, cognome ed entità del furto perpetrato ai danni di tutti i cittadini, come si fa a “non essere in grado” di esigere il pagamento di una tassa (tutta o in parte)?
Davvero credete che, se l’Agenzia delle Entrate dovesse esigere da me tot soldi per “tasse non pagate” mi sarebbe concesso di pagarne di meno “perchè ho reinvestito i capitali in questo & quello”? io ritengo che qualcuno verrebbe da me e, nel caso, mi pignorerebbe immobili, mi bloccherebbe il conto corrente, requisirebbe i miei soldi “fino all’ammontare della tassa evasa”, non pare anche a voi?
Potrei fuggire all’estero, ovviamente (e magari, se l’ammontare della cifra fosse rilevante, mi converrebbe anche farlo), ma credo che verrebbe emesso un mandato di cattura internazionale (è così che arrestano i boss mafiosi fuori dal Paese) ed in ogni caso dovrei considerare perduti i miei capitali presenti sul suolo nazionale. In definitiva non son certo che mi converrebbe, passando poi per criminale (esistono accordi di estradizione con quasi tutti i paesi del mondo).
Giusto per completare il panorama, faccio presente che altri Stati come Francia, Germania ed Inghilterra, sono riusciti a recuperare quote parti variabili fra il 22-25% (Germania) ed il 50% (Inghilterra) delle cifre evase. Ma non solo: grazie ad accordi con la Svizzera, son riusciti a tassare i famosi “conti cifrati” di residenti francesi, tedeschi ed inglesi direttamente laddove i capitali si nascondevano.
Stiamo parlando di decine e decine di miliardi di euro… in questo momento di grande bisogno, vi pare sensato che si colpiscano ancora una volta i redditi dei lavoratori dipendenti, che sono lì, belli e chiari, alla luce del sole e senza alcuna possibilità di esportazione illegale, piuttosto che fare qualche sforzo (avendo poi in mano i famosi nomi, cognomi ed importi) per recuperare cifre che, da sole, sistemerebbero altro che i problemi attuali, perfino quelli futuri. Cifre che, peraltro, ci sono dovute e che, in mancanza delle stesse, il resto degli italiani è stato obbligato a pagare più tasse. Di fatto proteggiamo dei criminali (l’evasione fiscale è un crimine) e penalizziamo i cittadini onesti… se è giustizia ed equità questa…
Io, che da sempre sono un sostenitore di Monti e del suo operato dai tempi in cui operava in UE, che speravo vivamente che gli fosse chiesto di dirigere l’Italia non solo fuori dalla crisi ma verso un nuovo periodo di prosperità, voglio dar fiducia al Governo tecnico attuale perchè credo che, nonostante tutto, riuscirà a traghettarci fuori dalle secche in cui siamo impantanati (grazie, è il caso di dirlo, al Governo Berlusconi). Certe cose non si attuano in pochi giorni ed è già un miracolo aver evitato il default, dato che l’entourage del Cavaliere brindava a caviale e champagne e ballava sul Titanic mentre questo era fatalmente diretto all’incontro con l’iceberg (ci siamo già dimenticati dei bunga bunga?). D’altro canto, a loro, cosa interessava? al “momento buono” si sarebbero tutti ritirati ad Antigua, lasciando noi sulla nave che affonda.
Adesso invece, con Monti, la correzione di rotta è stata fatta ed, anche se siamo comunque in mezzo ad un fitto banco di iceberg ancora pericolosi, con una persona così al timone ce la possiamo fare… vediamo quindi se, col tempo, troverà il modo di tassare correttamente chi i capitali li ha, invece di chi spreme il portafogli sempre più esausto per fare in modo che il Titanic possa avanzare ancora di qualche miglio senza affondare.




