Imagine all the people…

Thursday, 17 November 2011

La parola ed il suo valore

Filed under: post storici, pensieri, coerenza, Europa, politica, sociale, Italia — lcoianiz @ 5:37 am

  Ho visto il video del giuramento di Mario Monti e dei “suoi” ministri. Ora… tutto questo, dopo tanti anni di berlusconismo, tette e culi in TV, potrebbe anche avere un valore puramente scenico, mentre invece… perchè non accordare a questo atto il significato e la dignità che merita? Forse che siamo oramai troppo guastati dal potere mediatico e pensiamo che “tanto tutto è show“?.. che, in ogni caso, ed in ogni contingenza, e spesso anche contro ogni logica (l’abbiamo visto in questi giorni) “the show must go on“?

  Ebbene no: io penso, e mi piacerebbe fosse davvero così (e credo lo sia), che se una quindicina di persone di una certa età, persone con una storia alle spalle, gente che ha lavorato, ha studiato, s’è confrontata, gente che è venuta lì per “fare qualcosa”, se queste persone pronunciano una “formula”, ebbene, questa non dovrebbe essere una formula vuota: “giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione“. Queste parole significano qualcosa, significano molto, e c’è un patto esplicito che s’instaura fra chi le dice e chi le ascolta… “giuro”, non è cosa che si possa dire a cuor leggero, non davanti ad altri, non quando non si sta scherzando: è un impegno, un grande impegno. Auguro a tutti loro, anche per il nostro bene, ma soprattutto per il loro, di riuscire in quello che devono fare: un giuramento non è cosa da pronunziare alla leggera.

  Mentre li ascoltavo, assieme all’emozione, che non era certamente solo loro, m’è venuto in mente: ma anni fa… anche Berlusconi ed i suoi ministri hanno giurato, nello stesso modo, magari davanti ad un altro Presidente della Repubblica, ma hanno detto le stesse parole (il cerimoniale)… e non sarà forse proprio perchè questo giuramento, alla prova evidente dei fatti, è stato tradito, che gli italiani, senza guardare (o guardando poco) allo schieramento, ce l’hanno con lui?.. perchè lui non ha “solo” fatto i suoi interessi, no, un comportamento simile sarebbe riprovevole, magari, e di certo già contrario al giuramento (”…di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione“). Ma non si è fermato lì… e potremmo dire che intere generazioni di “politici”, dopo aver giurato, si son fatte i propri interessi, tanti o pochi che fossero… non s’è fermato lì, no… ha proprio dovuto andare contro i nostri: ha giurato, ha violato il giuramento, ED ha pervertito tutto il sistema contro i nostri interessi, in modo tale da far perfino sembrare legittimi i suoi (ancora oggi c’è chi lo pensa e, nelle sue logiche, indubbiamente il suo interesse era legittimo).

  Passato il tempo, passato il pensiero, ieri era ieri, oggi è oggi, non rimaniamo ancorati al passato, pur senza perderne l’insegnamento: auguro quindi, a loro ma a tutti noi, che la parola torni finalmente e dopo tanto tempo ad avere un valore, che una persona che dica “giuro”, che stringa una mano, torni ad esser creduta (e credibile) “perchè ha giurato (o ha stretto la mano)“. D’accordo l’emergenza del momento, ma questa cosa, questo valore, è un qualcosa che ci servirà anche una volta passato il momento del bisogno immediato, è qualcosa che dovremo chiedere, ai nostri politici, se vogliono davvero dimostrare di non essere la “classe politica” che ha creato ed esasperato fino quasi (e speriamo sia un quasi) all’estrema conseguenza, questa situazione di grande rischio, “la casta”.

  Quando Monti avrà terminato il suo lavoro, assieme ai suoi collaboratori, probabilmente vorrà farsi da parte, come farebbe chiunque abbia portato a termine ciò che si era prefissato di fare. Ed allora si tornerà ad una situazione più “tradizionale”, con i politici “di sempre”. Quel che voglio dire è che noi non li vogliamo, non vogliamo che siano “di sempre” o “come sempre”, non vogliamo che si possa ragionevolmente dire “ma tanto, una volta che arrivano lì, poi diventano tutti uguali”, non vogliamo, no.

  Vogliamo persone che, quando pronunceranno il giuramento, e lo dovranno fare ovviamente, credano davvero dicendo “giuro”, credano davvero dicendo “…di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione“, credano!.. perchè non lasceremo per altri vent’anni, e nemmeno per dieci o per cinque, persone che non credono che, quando dicono “giuro”, si stanno davvero impegnando sia verso sè stesse sia verso tutti noi.
  Vogliamo persone che, dopo aver giurato, si sentano libere di poterci chiedere sacrifici, perchè sono gli stessi sacrifici che stanno compiendo loro. Non si dovranno, mai, sentire come chi ci chiedeva sacrifici, pasteggiando a caviale e champagne, e strusciandosi fra tette e culi di “letterine” o “veline”… no: saranno Ministri della Repubblica, gente che possiamo chiamare “onorevole”.

  Le parole hanno un significato: se le svuoti di significato, è vero che le puoi addomesticare e far fare loro i giochini più assurdi (cit. “è la nipote di Mubarak“). Ma è anche vero che perdi, nello stesso momento, tutto il vero potere delle parole stesse: laddove dire “giuro” non ha più significato di “pirla”, la gente (non solo da noi) darà ai tuoi giuramenti il peso che meritano: da “pirla”.
  E chi prima e chi, dolorosamente, dopo, alla fine si capisce cosa significa aver mentito ad un’intera Nazione, prima di tutto, ad un’intera Europa, ed in ultima analisi, a buona parte del Mondo.

  Vorrei quindi poter dire che la parola ha un valore, perchè pronunciata da una persona (per-sona: colui che produce suoni, che parla), che questa persona ha una dignità, prima di dover dimostrare qualcosa agli altri, la dignità verso sè stessa, che questa dignità è informata da un’etica, che non è vero che l’etica s’è persa.

Sunday, 13 November 2011

FORSE NON AVETE CAPITO!

Filed under: post storici, coerenza, Europa, politica, Italia — lcoianiz @ 7:32 pm

  Leggo, da AdnKronos, i commenti degli ex magnaccia, papponi, arraffoni e puttanieri (che, peraltro, lo sono tuttora): Angelino Alfano a In Mezz’ora “Il mio dispiacere è per una sinistra che non cambia mai, io oggi lo dico con la massima sincerità: avrei gradito qualche dichiarazione del Pd in cui si dice che non ha vinto le elezioni e che si va al governo per una condizione di emergenza, ma non c’è nulla da festeggiare perché la crisi è ancora in campo“, Ignazio La Russasorpreso e indignatotrova “comprensibile per chi è di sinistra, per i vetero marxisti e per i tanti giovani che hanno creduto nell’antiberlusconismo festeggiare. Anche noi abbiamo festeggiato a suo tempo la caduta del governo Prodi. Ma mi sono sorpreso e un po’ indignato che si vada ad insultare Silvio Berlusconi sotto la sua casa o davanti alla casa del presidente della Repubblica mentre arrivava Berlusconi. Questo noi non l’abbiamo mai fatto in anni di peggior scontro politico. E’ stato -aggiunge La Russa- un brutto modo di festeggiare, un modo incivile che non appartiene al dna dell’Italia ma della sinistra” (ma forse dimentica le fette di mortadella lanciate in Parlamento), ed ovviamente Silvio Berlusconi ha “espresso tutta la sua amarezza per i tripudi di piazza alla notizia delle sue dimissioni“.

  D’accordo… ma

FORSE NON AVETE CAPITO!


  I “tripudi” in piazza non erano da parte di un “popolo di vincitori” sullo sconfitto, no… era il (giustissimo) sollievo popolare per essersi tolti un piede dal collo, piede che opprimeva e premeva da 17 anni. Era il tripudio degli sconfitti sul vincitore di sempre, su colui che, mettendolo in quel posto a tutta una Nazione, si è sempre fatto gli affari suoi, mai ha pensato a noi ma sempre e solo a sè stesso, un aggiornamento di Pinochet in versione mediterranea, con tutta la spocchia e la supponenza che l’ha portato ad offendere noi e tutti i nostri alleati europei, facendoci fare la figura dei somari, cosa che peraltro non siamo (noi), e facendoci retrocedere di decenni rispetto al resto del mondo (basta guardarsi un pò di statistiche).

  Ora i suoi servi, i suoi leccaculi si dicono “sorpresi ed indignati”… ma io, noi, diciamo a loro

MA ANDATE A CAGARE!!!

  Adesso il Paese ha una possibilità, possibilità che voi ci avete sempre negato, per i vostri sporchi interessi. Monti è la guida che, speriamolo tutti, riporterà l’Italia ad un livello “consono” per poter stare, da pari, nella cerchia dei propri alleati, di quelli che hanno piegato la schiena, lavorando, e ci stanno dando una mano. Non è possibile… non è anche solo vagamente ammissibile, che loro tirino la carretta per noi, e noi si stia a cassetta, in mezzo a ballerine e bunga bunga. Loro non hanno la minima intenzione di farlo, nè peraltro noi di chiederglielo: una scintilla di onore, noi, l’abbiamo ancora.

  Ed ai magnaccia, papponi ed arraffoni dico: nulla verrà dimenticato, non credete. Vi conviene scappare lontano, infilarvi nel buchi dai quali usciste… fatelo ora.

Finisce un’era…

Filed under: post storici, coerenza, politica, Italia — lcoianiz @ 3:45 am

ALLELUJA

Bye bye Berlusconi…

…meno male che te ne vai!!! (a must to see)

 

 

Friday, 11 November 2011

Mario Monti

Filed under: post storici, coerenza, Europa, politica, sociale — lcoianiz @ 5:22 pm

    L’avevamo già apprezzato per il suo grande e generoso lavoro in sede UE. Perfino due Governi di orientamento opposto non hanno potuto far altro che confermarlo (salvo poi, uno dei due, preferirgli in seguito Rocco Buttiglione, per motivi che non merita nemmeno commentare).
Ora è diventato “speranza dell’Italia e degli italiani”, anche di quelli che a suo tempo hanno votato Berlusconi (per poi accorgersi, in soli 17 rapidi anni, di quanto l’abbiano preso in quel posto).

    In questo momento mi auguro solo una cosa: che Monti resista a tutte le forme di pressione e designi un Governo “come lo vuole lui”, ovvero di gente “che sa quel che c’è da fare”. Ho buone speranze, in merito: so che è capace di farlo… non chiedetemi perchè, e non è la disperazione di questi tempi a farmelo dire: “sento”, per i trascorsi che ha avuto, che è così. E non mi interessano quelle “chiacchiere da portinaia” secondo cui chi ha lavorato per Goldman Sachs non può essere una persona integra, non è così. Ma lasciamo al tempo il confermare o meno questa cosa.

    Penso che Monti farà quel che deve fare e poi, se gli italiani lo riterranno, si farà da parte, come chiunque abbia portato a termine un lavoro tende a fare. Per quanto mi riguarda se, come penso, agirà bene, sarei per una “via De Gaulle“: per una volta teniamoci chi è capace di fare il suo mestiere, invece di metterlo da parte usandolo solo come “aspirina” nei momenti di mal di testa.

    Ad ogni modo, almeno in questo momento, la via mi pare abbastanza chiara: risanamento del bilancio, abbassamento del debito, modifica della legge elettorale, dopo di che tutti alle urne.

Thursday, 6 October 2011

Non ho parole, solo tristezza e cordoglio…

Filed under: post storici, USA, sociale, tecnologia — lcoianiz @ 4:40 am

farewell Steve...

…addio, Steve, e grazie.

Friday, 1 April 2011

Discorso Pietro Calamandrei sulla scuola

Filed under: post storici, politica, sociale — lcoianiz @ 3:36 pm

“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci).
Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.

Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto.
Dare alle scuole private denaro pubblico.”
Piero Calamandrei

(Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950)


Postato su greg-verdementa (un non-blog) il 3/06/2011 05:32:00 AM

Wednesday, 10 November 2004

Una lingua paneuropea

Filed under: post storici, Europa — lcoianiz @ 11:50 am

  L’Europa si sta allargando.
  Questo è un fatto incontestabile, nonostante gli sforzi di alcune “potenze internazionali” (credo la mia opinione in merito la conosciate, no?).
  L’allargamento, molto probabilmente, non proseguirà nè all’infinito nè per troppo tempo: giusto per evitare gli errori del passato e quindi morire di elefantiasi, ad uno sviluppo “geometrico” iniziale (che non è lontano dal concludersi) seguirà una fase di consolidamento interno ed esterno.

(nota: questo articolo è stato iniziato il 12 novembre 2003, parecchio prima dell’allargamento a 25 stati avvenuto il primo maggio 2004)



  Aggiornato il 10 novembre 2004

  Le democrazie europee sono troppo “vecchie” ed esperte per ricadere negli errori commessi da esse stesse in passato e, più di recente, da potenze più giovani; credo quindi che non attenderanno troppo ad avviare questi processi, vitali per la struttura stessa di un gruppo così grande di organizzazioni e popoli così eterogenei… anzi… questo consolidamento è in parte già iniziato: l’Europa dei dodici sta formando già ora uno “zoccolo duro” che può imprimere una precisa direzione di sviluppo alla quale i paesi che si stanno unendo, e si uniranno in seguito, pur con tutti gli “apporti creativi” del caso, dovranno attenersi.
  Questo non per svilire i “nuovi arrivati”, non credo sia questo il caso, ma semplicemente ritengo che nessuno con un pò di buon senso possa pretendere, in seguito all’iscrizione ad un club sciistico, che questo diventi un club di giocatori di bocce solo per seguire le proprie “nuove interpretazioni” della politica interna (o quantomeno non subito).

  Un problema che però si presenterà sicuramente, in questa nuova Unione Europea, sarà quello di trovare (o “creare”) una lingua comune, che riesca ad incontrare il favore di tutte le parti in gioco e non ne penalizzi alcuna (o ne penalizzi il meno possibile, dato che attendersi un miracolo sarebbe poco realistico).

  Se vogliamo partire in modo “leggero”, su un argomento che potrà rivelarsi spinoso, possiamo parlare del “problema”, che s’incontra già ora, nel collocare i box dei traduttori nel palazzo del Parlamento UE: lo stesso, infatti, non è stato propriamente progettato “in crescita” (o, forse, all’epoca non si riteneva che l’UE avesse i numeri per crescere) e l’inserimento di undici nuovi Stati Membri ha creato un problema logistico: non potendo essere presenti, sulla facciata interna, tutti i box che permettono ai traduttori di seguire (e tradurre) gli interventi in corso nel Parlamento… beh… quali collocare in “seconda fila”?
  Non è un problema puramente logistico: la differenza tra “prima” e “seconda” fila può velocemente diventare un problema di prestigio… e quindi politico.

  Passando ad argomentazioni più serie… non possiamo nascondere, nonostante tutti gli sforzi del Presidente di turno della UE (al momento (maggio 2004) Silvio Berlusconi) che il formarsi della stessa Unione dà fastidio, come dicevo inizialmente, ad “altre potenze” (devo proprio dirlo? principalmente agli USA… ma non metterei la mano sul fuoco nemmeno per Cina e Russia).
  Questo ha già comportato, ultimamente, l’insorgere di tensioni interne alla NATO, soprattutto ora che, grazie al crollo delle forze del Patto di Varsavia, essa stessa non ha più una vera ragion d’essere. Tensioni che finiranno per portare, spero in modo incruento (ma non sarei pronto a scommeterci), all’uscita degli Stati europei dal blocco NATO ed alla formazione di un nuovo blocco “EuroForce” (a meno che non si confluisca tutti come “blocchi di forze ONU”, che sarebbe la soluzione probabilmente meno impegnativa e rischiosa).

  Con questo cosa voglio dire?.. Senza far necessariamente della fanta-politica, l’allontanarsi del blocco UE dall’influenza del grande blocco USA (o USA/UK) pone in risalto una minor pressione sulla “necessità” di adottare l’inglese (poi, in pratica, l’americano) come “lingua franca”.
  Quindi, se proprio vogliamo guardarci attorno, in UE l’inglese viene parlato, come lingua madre, da una ridotta parte della popolazione: gli inglesi (dove la UK comprende anche Scozia e Galles), anche volendo unirvi gli irlandesi (che in UE giocano un ruolo autonomo), assommano a c.ca 62,9 milioni di persone (dati UNICEF 2004).

  Questi i numeri europei:

Stato Popolazione (migliaia) Ceppo linguistico Percentuale
Belgio 10.296 neolat. 2,72%
Germania 82.414 german. 21,74%
Francia 59.850 neolat. 15,79%
Italia 57.482 neolat. 15,16%
Lussemburgo 447 neolat. 0,12%
Olanda (*1) 16.067 german. 4,24%
Danimarca 5.351 german. 1,41%
Irlanda 3.911 anglos. 1,03%
Regno Unito (*2) 59.068 anglos. 15,58%
Grecia 10.970 altro 2,89%
Spagna 40.977 neolat. 10,81%
Portogallo 10.049 neolat. 2,65%
Austria 8.111 german. 2,14%
Finlandia 5.197 finn. 1,37%
Svezia 8.867 finn. 2,34%
tot. 379.057
(*1) dato del 2002
(*2) G.B. e Scozia

 

Ceppo linguistico Popolazione (migliaia) Percentuale
neolatine 179.101 47,25%
germaniche 111.943 29,53%
anglosassoni 62.979 16,61%
finniche 14.064 3,71%
altro 10.970 2,89%

(fonte: “The Official Summary of The State of the World’s Children (agg. 2004)“)

  Si vede come il totale della popolazione assommi a 379 milioni di persone, di cui gli “anglofoni” (di lingua madre) sono solo il 16,6%.
  Dal canto loro i “(neo)latini” (italiani, spagnoli, francesi, ecc.) sono 179 milioni pari al 47,25% del totale ed i “germanici” (tedeschi, austriaci, ecc.) 112 milioni, considerando come “finniche” le lingue di finlandesi e svedesi, ovvero un altro buon 29,5% delle lingue parlate in Europa.
  L’ultimo 6,6% delle presenze si ottiene sommando la Grecia ai paesi finnici e conta 25 milioni di persone.

  Se ne facessimo una pura questione di volumi, in UE dovremmo parlare uno “slang” italo-francese (qualcosa come i dialetti che si parlano in romagna ;-)).

  Il prossimo ampliamento a 25 stati farà pendere la bilancia verso le lingue slave, più vicine alle finniche della nostra o dell’inglese, il quale perderà ulteriore terreno. Se poi decideremo (come spero) di completare l’ampliamento verso gli ultimi paesi del nord e sud est (Norvegia, ma anche Albania e qualche repubblica più ad est della Slovenia, risultata dal frazionamento dell’ex-Unione Sovietica) il bilancio potrebbe risultare addirittura invertito.

  Sarebbe quindi il caso di cominciare a pensare, a mia modesta opinione, ad una lingua esistente, veramente franca (che non parli nessuno come lingua madre) ma non ancora morta e con secoli di storia sulle spalle: il latino.

  Il latino è una lingua, se non parlata, quanto meno studiata nella maggioranza degli stati dell’Unione e, a differenza dell’esperanto (che può vantare altri “benefici”, però di tipo più tecnico), ha una vastissima storia e letteratura alle spalle a suo supporto, ed in alcune scienze, come quelle naturalistiche, è perfino una lingua “viva”. Oltre a tutto era a suo tempo diffusa in tutta quella che chiamiamo ora “Europa” (e… sì, anche in Inghilterra ;)).

  Chiaramente quello che verrebbe poi parlato, chiamiamolo pure un “eurolatino”, sarebbe alquanto diverso dal latino classico insegnato nei licei… con buona pace degli accademici (che, spero, non si arrabbieranno quanto gli inglesi al vedersi storpiata la lingua madre dagli americani).
  Un eurolatino (trovate voi una definizione migliore: “paneuro”? “eurolingua”?) più pratico, parlabile e mutevole… come lo è stato, secondo le prove storiche, il latino parlato dal popolo anche ai tempi di Cicerone.

  17 maggio 2004



  Aggiornamento.

  Durante una delle mie “razzie” in giro per la rete, alla ricerca d’informazioni sul Sindarin (una “lingua elfica” progettata da J.R.R. Tolkien, l’autore de “Il Signore degli Anelli”, che mi piacerebbe imparare) ho scoperto questo sito (Omniglot): al suo interno, oltre all’idea di generale serietà con cui viene trattata la materia, ho trovato i riferimenti all’Interlingua… ed, essendo io italiano, mi pare molto “capibile” (o almeno… non fatto alcuna fatica a leggere il pezzo relativo alla torre di Babele, in cima alla pagina).

  Così a sensazione pare un interessante miscuglio di spagnolo, latino ed italiano… per me sarebbe un grande vantaggio se venisse adottata (a parte poi impararne la grammatica, che non dev’essere proprio così semplice).

  Nota: molto interessante anche quanto riportato qui: chiaramente il sito della UE non poteva non parlare dell’argomento. ;)

  10 novembre 2004

Friday, 28 November 2003

I figli

Filed under: post storici, pensieri — lcoianiz @ 12:46 pm

  I vostri figli non sono figli vostri.
  Sono i figli e le figlie della brama, che la Vita ha di se stessa.
  Essi vengono attraverso voi ma non da voi e sebbene siano con voi, non vi appartengono.
  Potete donare il vostro amore, ma non i vostri pensieri.
  Poichè hanno pensieri loro propri.
  Potete dare rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime, giacchè le loro anime albergano nella casa di domani, che voi non potete visitare neppure in sogno.
  Potete tentare di essere come loro, ma non di renderli come voi siete.

Tuesday, 11 November 2003

Perchè lo si dice in inglese?

Filed under: post storici, pensieri — lcoianiz @ 8:00 pm

Questa sera, tornando a casa in macchina, riflettevo sulle “frasi della new economy“…

…tutta quella massa di cazzate che da qualche anno i media si sono messi a propinarci, condite di parole che paiono “altisonanti” solo perchè dette in inglese (ma, spesso, in “ottimo” slang).

Premetto che io non sono contro l’utilizzo della lingua inglese… purchè la cosa avvenga in modo appropriato e non, semplicemente, per prendere per i fondelli la gente: in ambito tecnico (il mio), ma non solo, s’è sempre usato un gergo farcito di termini “inglesi” (in realtà, dato che la tecnologia veniva dagli USA, il gergo era più “americano” che altro: forse ora, per gli stessi motivi, dovremmo parlare cinese). ;-)
Questo però avveniva “per farsi capire più velocemente e meglio”: una volta che tutti (i componenti di un gruppo) usano lo stesso gergo, fosse anche il runico antico, le comunicazioni avvengono meglio ed in modo più preciso e puntuale.

Se fate caso, lo slang “new economy style” viene invece utilizzato “per far colpo sugli ignoranti” (giacchè gli altri, udendolo, ridono delle fanfaronate che queste frasi riportano), per impedire la corretta comprensione del messaggio, per rendere il tutto “un pò più arcano” (come il linguaggio dei dotti frati, il latino, durante i secoli bui, usato per far colpo sulle masse)… in una parola, per “intortare“.

Se certe cose venissero infatti dette nella lingua nazionale farebbero effettivamente molto ridere: certe “professioni” attuali sembrano inventate in un circo equestre… certi “gradi” in un teatrino di cabaret:

- Humans Resources Manager for Professional High School: bidello per istituto tecnico (sono richieste specifiche competenze di Corridor Controlling e Bathroom Bonification).
- Keys & Door Manager: portiere.
- Car Layout Advisor: posteggiatore.
- Workforce Integration Manager: guardiano dei lavoratori.

Ora… gli esempi qui sopra non sono effettivamente reali ma… sono poi così diversi da “Training Team Leader” (istruttore), “Sales Department Representative” (rappresentante commerciale) o “Large Systems Technical Support” (supporto tecnico grandi sistemi)?

Chissà com’è, ma quando sento parlare “inglese” in questi termini da parte di un italiano, per nessun motivo particolare (non sta facendo alcun discorso in inglese, intendo)… beh… mi si drizzano le orecchie ed il pensiero va ad “incu**ta in arrivo: occhio!“. ;-)))
Non tento di capire, anche perchè… non c’è proprio nulla da capire.

Saturday, 8 November 2003

Il tempo mi darà ragione…

Filed under: post storici, anatemi — lcoianiz @ 6:30 pm

Questo è l’”anatema” che a volte uso lanciare… soprattutto quando mi sembra di “avere le idee piuttosto chiare” a differenza dei miei interlocutori.

E’ anche vero che non è una frase da utilizzare così, a cuor leggero.
E allora come facciamo?.. Non puoi lanciare l’anatema e, quando la cosa accade ed è sotto gli occhi di tutti, tirarne fuori la seconda parte (eh già: l’anatema è composto di due parti, una iniziale e l’altra finale, da dire quando l’evento si verifica): in questi casi la gente, quelli di prima, gli “increduli”, appunto non ti credono… “troppo facile dirlo ora”… ma come ?!??.. ma io l’ho detto prima… N giorni/mesi/anni fa.

Quindi questo Blog può essere (molto) utile anche in questo caso: come “memoria storica” da rileggere quando “…l’avevo detto io”. ;-)
Inoltre c’è lo spazio per i commenti, dove potete scrivere tutto quello che ne pensate voi dei miei sproloqui, così, a tempo debito… ;-)))

~§~

(aggiunta in seguito al commento di MGH del 21-10-2003 12:50:05)
Mi sono accorto, dal commento di MGH, di aver tralasciato un paio di particolari molto importanti ai fini di una “corretta spiegazione” del mio pensiero e modo di agire: in questo post ho descritto solo il cosa e non il quando o il come.

Rileggendo pare infatti che certe cose io le consideri “così a priori” mentre è necessario chiarire, oltre ogni ragionevole dubbio, che il ragionamento “a priori” non fa parte del mio modo di pensare: per prima viene sempre la condivisione della mia “visione del momento” e solo dopo vengono selezionate le opzioni:

1. ho “ragione” io: la mia idea viene condivisa, integralmente o in parte, e siamo tutti d’accordo.

2. non ho ragione io: la mia controparte mi convince della validità della sua idea ed io, normalmente, l’adotto (dopo la necessaria “riconversione mentale”: non sempre facile).

3. non ha ragione nessuno: non sono convinto della validità dell’idea dell’altro ma nemmeno in grado di dimostrare la validità delle mie per cui ognuno, alla fine, si tiene le sue. Personalmente la considero “una piccola sconfitta per l’umanità”… ma non ci perdo il sonno: è così che funzionano le cose, in regime di democrazia, e la ritengo comunque una “vittoria della comunità” per quanto riguarda il metodo (le due cose non sono in conflitto: la “sconfitta” è sulla riuscita dell’accordo/condivisione, mentre la “vittoria” è sul metodo utilizzato nella “transazione”).

4. come il caso 3 ma su argomenti che mi stanno molto più a cuore: non mi rassegno allo zero-a-zero e, non potendo (nè volendo) imporre il mio punto di vista… lancio l’anatema! ;-)))))

~§~

(ulteriore aggiunta, in seguito a meditazione sull’argomento: in fin dei conti i blog servono a questo, no? ;-))

Il fatto di riportare qui gli “anatemi” serve, come dicevo, anche da memoria storica sui vari fatti: questo, se da un lato è utile nel momento in cui l’anatema diventa effettivo (ed ho quindi “ragione io” a posteriori), non posso negare che mi espone anche in prima persona, dato che le opinioni espresse, oggetto di anatema, sono pubbliche (e, per questo, verificabili).
E’ ovvio che, in quest’epoca digitale, tutto è “modificabile” (non sto forse editando, per la terza volta, questo post?) però se mi nascondessi dietro una “modifica” per aver (comunque) ragione io… beh… non credete che se ne andrebbe tutta la parte istruttiva della “memoria storica”?

Non ha senso rendere il blog “write only” (le modifiche al “motore” andrebbero sicuramente al dilà delle nostre intenzioni) come non ha senso masterizzare tutto quanto su CD-ROM (quindi non modificabile): ha senso unicamente “comportarsi correttamente” ed accettare “vittorie” e “sconfitte”.
Perchè metto i due termini tra virgolette?.. E’ presto detto: è mia opinione che, se le cose vengono fatte con correttezza, non esista mai veramente una vittoria o una sconfitta ma solo “lezioni da imparare” (o “imparate”). Per questo è un piacere, per me, (e vi pregherei di crederlo) anche quando una mia “profezia” si rivela sbagliata: posso (e voglio) apprendere dal mio errore di valutazione molto di più di quanto apprenderei considerando la cosa “una cavolata per cui ognuno si può tenere il proprio parere”.
E’ questo il vero valore delle discussioni (e di un blog pubblico): mettere sul piatto la propria opinione in modo tale da fornire un diverso punto di vista agli altri… oppure recepire il loro, nel momento in cui si rivelassero nel giusto.

~§~

(nota: visto che il blog originale è “defunto”, riporto sotto i commenti come se fossero parte del post. N.d.LC 20080728)

No, penso che una frase come quella non sia MAI da usare. Non sul lavoro, dove se fai capire di essere + intelligente degli altri ti crei solo antipatie. Non a casa, perche’ per una moglie non puo’ essere neanche concepito che un marito abbia ragione su qualcosa. Fai invece ragionare gli altri e portali alle conclusioni che tu avevi gia’ raggiunto, e saranno contenti perche’ gli hai insegnato qualcosa.
Posted by: mgh at 21.10.03 12:50

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In effetti c’è una cosa che non ho scritto, nel mio post principale (ora aggiornato): ho scritto solo cosa e non quando.

L’anatema viene solitamente “lanciato” (ma di solito, borbottato a bassa voce ;)) solo in seguito ad una (più o meno lunga) discussione/dibattito in cui si tenta uno scambio di opinioni: è questa la cosa importante (non certo far vedere “quanto sono intelligente” ;-)).
Se la cosa riesce è tutto ok, ma se invece rimangono delle “pendenze” può capitare che io scelga di “lanciare l’anatema” (di solito quando sono piuttosto sicuro della mia idea/sensazione).

Come dicevo, non occorre lanciare il proprio barbarico YOOOP! dall’alto dei tetti (cit. “L’attimo fuggente”): “il tempo mi darà ragione” può essere detto, sibilato, mormorato… o anche solo pensato: l’effetto è lo stesso. ;)
Posted by: lcoianiz at 21.10.03 13:30

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