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Friday, 1 April 2011

Strasburgo: vittoria di una fazione, sconfitta dei diritti di tutti

Filed under: coerenza, Europa, sociale, religione — lcoianiz @ 3:58 pm

Oggi Repubblica.it titola “Crocefisso, Strasburgo assolve l’Italia ‘Esporlo non viola i diritti umani’” e l’articolo inizia con “L’Italia ha vinto la sua battaglia a Strasburgo. La Grande Camera della Corte europea per i diritti dell’uomo l’ha assolta dall’accusa di violazione dei diritti umani per l’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche“.

La posizione mi pare alquanto incoerente, come minimo rispetto alla prima sentenza dove, dando ragione al ricorrente (una cittadina italiana di origini finlandesi… dove probabilmente hanno una nozione del diritto un attimo più chiara che da noi), la Corte dichiarava “…la violazione da parte dell’Italia di norme fondamentali sulla libertà di pensiero, convinzione e religione“.

Stranamente, in seguito al ricorso, la “violazione di norme fondamentali sulla libertà di pensiero, convinzione e religione” non era più tale… forse, nel frattempo, è cambiato il concetto di “libertà di pensiero, convinzione e religione”, tutto può essere. Una cosa che fatico a comprendere è come faccia un simbolo esposto in una scuola pubblica che, come minimo per etica, dovrebbe essere equidistante da tutte le posizioni, a rappresentare una “libertà religiosa individuale” ma anche e soprattutto “collettiva”, dato che la frequentazione delle nostre scuole è aperta a tutti (art. 34 comma 1 Cost.) e, come recita ancora la Costituzione (art. 3 comma 1)

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

va da sè che in un’aula frequentata da maomettani si dovrebbero esporre i simboli dell’Islam ed in una frequentata da buddisti, indiani e quant’altri sarebbe necessario, data la sentenza, esporre i simboli delle rispettive religioni… altrimenti essi, a buon diritto (e con una sentenza pronunciata), possono lamentarsi di non poter fruire della loro “libertà religiosa individuale e collettiva“.

Come sia possibile, quindi, che l’esposizione di un solo simbolo di una sola religione, in un paese dove la presenza è oramai fortemente multietnica (e, va da sè, multireligiosa), “non viene considerato dai giudici di Strasburgo un elemento di ‘indottrinamento’” mi sfugge completamente.

Di fatto quello a cui abbiamo assistito è la vittoria della Chiesa Cattolica su “tutte le altre religioni” professate in Italia. Vittoria che va palesemente contro il già citato art. 3 della nostra Costituzione. Un piccolo passo avanti della Chiesa, un discreto passo indietro dell’Italia nel consesso europeo, laddove questa sentenza, chissà come strappata, non potrà esser vista con favore.

Personalmente non sono contro la Chiesa Cattolica: fa parte della nostra storia e della nostra cultura ed ha tutto il diritto di esser presente sul territorio. Quello che non mi piace è che un’istituzione del genere, che per vocazione dovrebbe essere portatrice di pace, sia invece impegnata in una sorta di guerra, sul suolo italiano (quindi di tutti), palesemente contro le altre religioni. L’Italia poi, nonostante abbia forti radici cattoliche, oggi come oggi non ne riconosce più il primato… anche se così non pare, dal ricorso presentato.
Sarebbe, credo, più onesto nei confronti di TUTTI i cittadini italiani, anche quelli non cattolici, quindi, portatori del rispettivo “diritto alla libertà” di non dover vedere un simbolo in cui non si riconoscono, in un locale pubblico e pagato con le loro tasse, che la Chiesa Cattolica facesse opera onesta di indottrinamento nei locali preposti a questo scopo: le chiese e le aule di catechismo, ove di certo nessuno si scandalizzerà per il fatto che siano presenti unicamente i loro simboli religiosi.

Tuesday, 3 November 2009

la percezione dei diritti umani

Filed under: pensieri, coerenza, Europa, sociale, religione — lcoianiz @ 4:17 pm

Esiste la percezione di cosa sia un diritto, in modo generico e rivolto veramente a tutti, ed esiste invece la percezione di cosa sia “il mio diritto” (o il “diritto di alcuni”).

In Italia noto purtroppo andar per la maggiore la seconda: per tanti, tantissimi, il fatto che “la maggioranza” dica una cosa significa automaticamente calpestare il diritto della minoranza: “noi la pensiamo così, per cui tu fottiti”… che cosa triste.

Ragionavo così in merito a questo articolo apparso su Repubblica.it: al di là di come la possa pensare io in merito, ritengo comunque dimostrazione di “percezione del diritto di tutti” il fatto che, in un’aula comune, dove vanno ad imparare il cristiano ma anche il musulmano o il protestante, non sia corretto esporre segni distintivi validi per uno e non per altri, segni che, in base alle relative fedi, possono anche offendere altri.

Poi leggo che chi s’è sentita così ingiustamente colpita da questa pubblica mostra di simboli così di parte viene dalla Finlandia… e tutto si spiega: il valore che in altri luoghi viene dato alla dignità di fede di tutti non è certamente quello (prevaricatore) che diamo da noi.

Questo non per dire “buttiamo giù chiese e campanili”, non sia mai: quelle costruzioni fanno davvero parte del nostro patrimonio artistico e culturale, nessuno lo nega. Però andare a far proselitismo in una scuola, e farlo poi in modo scorretto (dato che non mi par di vedere i simboli di altre religioni, appesi ai muri… e nemmeno li vorrei vedere d’altro canto: a scuola sarebbe meglio imparare cosa sono le religioni, non far “tesseramento”, quant’anche occulto) mi pare proprio una triste misura del nostro livello culturale. Come sempre, son dovuti venire da fuori per insegnarci il significato di “uguaglianza”.

Vuoi dar risalto alle tue radici cristiane?.. riempi casa tua di crocefissi di tutte le fogge e dimensioni. Perchè devi appendere al muro di tutti qualcosa di diverso che non sia la bandiera italiana, un simbolo veramente di tutti?
Vuoi che tuo figlio sia educato secondo i canoni cristiani? mandalo in chiesa al catechismo: quello è, giustamente, un luogo dove si può parlare in modo “partigiano” della propria religione. Altri manderanno i figli alla moschea, altri al templio: l’importante è che sia una loro (della famiglia) libera scelta il dove istruire la propria prole e non il ritrovarsi un simbolo, magari non ben accetto, in un luogo in cui uno deve andare obbligatoriamente (peraltro paga con le proprie tasse la disponibilità dello stesso).

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