Imagine all the people…

Thursday, 17 November 2011

La parola ed il suo valore

Filed under: post storici, pensieri, coerenza, Europa, politica, sociale, Italia — lcoianiz @ 5:37 am

  Ho visto il video del giuramento di Mario Monti e dei “suoi” ministri. Ora… tutto questo, dopo tanti anni di berlusconismo, tette e culi in TV, potrebbe anche avere un valore puramente scenico, mentre invece… perchè non accordare a questo atto il significato e la dignità che merita? Forse che siamo oramai troppo guastati dal potere mediatico e pensiamo che “tanto tutto è show“?.. che, in ogni caso, ed in ogni contingenza, e spesso anche contro ogni logica (l’abbiamo visto in questi giorni) “the show must go on“?

  Ebbene no: io penso, e mi piacerebbe fosse davvero così (e credo lo sia), che se una quindicina di persone di una certa età, persone con una storia alle spalle, gente che ha lavorato, ha studiato, s’è confrontata, gente che è venuta lì per “fare qualcosa”, se queste persone pronunciano una “formula”, ebbene, questa non dovrebbe essere una formula vuota: “giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione“. Queste parole significano qualcosa, significano molto, e c’è un patto esplicito che s’instaura fra chi le dice e chi le ascolta… “giuro”, non è cosa che si possa dire a cuor leggero, non davanti ad altri, non quando non si sta scherzando: è un impegno, un grande impegno. Auguro a tutti loro, anche per il nostro bene, ma soprattutto per il loro, di riuscire in quello che devono fare: un giuramento non è cosa da pronunziare alla leggera.

  Mentre li ascoltavo, assieme all’emozione, che non era certamente solo loro, m’è venuto in mente: ma anni fa… anche Berlusconi ed i suoi ministri hanno giurato, nello stesso modo, magari davanti ad un altro Presidente della Repubblica, ma hanno detto le stesse parole (il cerimoniale)… e non sarà forse proprio perchè questo giuramento, alla prova evidente dei fatti, è stato tradito, che gli italiani, senza guardare (o guardando poco) allo schieramento, ce l’hanno con lui?.. perchè lui non ha “solo” fatto i suoi interessi, no, un comportamento simile sarebbe riprovevole, magari, e di certo già contrario al giuramento (”…di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione“). Ma non si è fermato lì… e potremmo dire che intere generazioni di “politici”, dopo aver giurato, si son fatte i propri interessi, tanti o pochi che fossero… non s’è fermato lì, no… ha proprio dovuto andare contro i nostri: ha giurato, ha violato il giuramento, ED ha pervertito tutto il sistema contro i nostri interessi, in modo tale da far perfino sembrare legittimi i suoi (ancora oggi c’è chi lo pensa e, nelle sue logiche, indubbiamente il suo interesse era legittimo).

  Passato il tempo, passato il pensiero, ieri era ieri, oggi è oggi, non rimaniamo ancorati al passato, pur senza perderne l’insegnamento: auguro quindi, a loro ma a tutti noi, che la parola torni finalmente e dopo tanto tempo ad avere un valore, che una persona che dica “giuro”, che stringa una mano, torni ad esser creduta (e credibile) “perchè ha giurato (o ha stretto la mano)“. D’accordo l’emergenza del momento, ma questa cosa, questo valore, è un qualcosa che ci servirà anche una volta passato il momento del bisogno immediato, è qualcosa che dovremo chiedere, ai nostri politici, se vogliono davvero dimostrare di non essere la “classe politica” che ha creato ed esasperato fino quasi (e speriamo sia un quasi) all’estrema conseguenza, questa situazione di grande rischio, “la casta”.

  Quando Monti avrà terminato il suo lavoro, assieme ai suoi collaboratori, probabilmente vorrà farsi da parte, come farebbe chiunque abbia portato a termine ciò che si era prefissato di fare. Ed allora si tornerà ad una situazione più “tradizionale”, con i politici “di sempre”. Quel che voglio dire è che noi non li vogliamo, non vogliamo che siano “di sempre” o “come sempre”, non vogliamo che si possa ragionevolmente dire “ma tanto, una volta che arrivano lì, poi diventano tutti uguali”, non vogliamo, no.

  Vogliamo persone che, quando pronunceranno il giuramento, e lo dovranno fare ovviamente, credano davvero dicendo “giuro”, credano davvero dicendo “…di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione“, credano!.. perchè non lasceremo per altri vent’anni, e nemmeno per dieci o per cinque, persone che non credono che, quando dicono “giuro”, si stanno davvero impegnando sia verso sè stesse sia verso tutti noi.
  Vogliamo persone che, dopo aver giurato, si sentano libere di poterci chiedere sacrifici, perchè sono gli stessi sacrifici che stanno compiendo loro. Non si dovranno, mai, sentire come chi ci chiedeva sacrifici, pasteggiando a caviale e champagne, e strusciandosi fra tette e culi di “letterine” o “veline”… no: saranno Ministri della Repubblica, gente che possiamo chiamare “onorevole”.

  Le parole hanno un significato: se le svuoti di significato, è vero che le puoi addomesticare e far fare loro i giochini più assurdi (cit. “è la nipote di Mubarak“). Ma è anche vero che perdi, nello stesso momento, tutto il vero potere delle parole stesse: laddove dire “giuro” non ha più significato di “pirla”, la gente (non solo da noi) darà ai tuoi giuramenti il peso che meritano: da “pirla”.
  E chi prima e chi, dolorosamente, dopo, alla fine si capisce cosa significa aver mentito ad un’intera Nazione, prima di tutto, ad un’intera Europa, ed in ultima analisi, a buona parte del Mondo.

  Vorrei quindi poter dire che la parola ha un valore, perchè pronunciata da una persona (per-sona: colui che produce suoni, che parla), che questa persona ha una dignità, prima di dover dimostrare qualcosa agli altri, la dignità verso sè stessa, che questa dignità è informata da un’etica, che non è vero che l’etica s’è persa.

Friday, 11 November 2011

Mario Monti

Filed under: post storici, coerenza, Europa, politica, sociale — lcoianiz @ 5:22 pm

    L’avevamo già apprezzato per il suo grande e generoso lavoro in sede UE. Perfino due Governi di orientamento opposto non hanno potuto far altro che confermarlo (salvo poi, uno dei due, preferirgli in seguito Rocco Buttiglione, per motivi che non merita nemmeno commentare).
Ora è diventato “speranza dell’Italia e degli italiani”, anche di quelli che a suo tempo hanno votato Berlusconi (per poi accorgersi, in soli 17 rapidi anni, di quanto l’abbiano preso in quel posto).

    In questo momento mi auguro solo una cosa: che Monti resista a tutte le forme di pressione e designi un Governo “come lo vuole lui”, ovvero di gente “che sa quel che c’è da fare”. Ho buone speranze, in merito: so che è capace di farlo… non chiedetemi perchè, e non è la disperazione di questi tempi a farmelo dire: “sento”, per i trascorsi che ha avuto, che è così. E non mi interessano quelle “chiacchiere da portinaia” secondo cui chi ha lavorato per Goldman Sachs non può essere una persona integra, non è così. Ma lasciamo al tempo il confermare o meno questa cosa.

    Penso che Monti farà quel che deve fare e poi, se gli italiani lo riterranno, si farà da parte, come chiunque abbia portato a termine un lavoro tende a fare. Per quanto mi riguarda se, come penso, agirà bene, sarei per una “via De Gaulle“: per una volta teniamoci chi è capace di fare il suo mestiere, invece di metterlo da parte usandolo solo come “aspirina” nei momenti di mal di testa.

    Ad ogni modo, almeno in questo momento, la via mi pare abbastanza chiara: risanamento del bilancio, abbassamento del debito, modifica della legge elettorale, dopo di che tutti alle urne.

Thursday, 6 October 2011

Non ho parole, solo tristezza e cordoglio…

Filed under: post storici, USA, sociale, tecnologia — lcoianiz @ 4:40 am

farewell Steve...

…addio, Steve, e grazie.

Monday, 6 June 2011

Ma quale par condicio?!! Ma quale silenzio?!!

Filed under: coerenza, politica, sociale — lcoianiz @ 11:04 pm

    I regolamenti elettorali vogliono che, in presenza di uno scruitinio elettorale, vi sia inizialmente una base di “par condicio” volta a non avvantaggiare alcun concorrente sugli altri (cosa per cui siamo oramai diventati famosi: vedi le sanzioni comminate dal Garante delle Comunicazioni a RAI e Mediaset) e, in seguito, un mese prima dell’evento elettorale, silenzio totale sull’argomento.

    Se questo può andar bene per delle elezioni, ove vi siano due o più parti in lizza, cosa anche comprensibile se vogliamo, per evitare che nei pressi del momento elettorale gli animi siano troppo accesi per poter esprimere un giudizio sereno, personalmente non mi pare abbia molto senso se riferito ad un quesito referendario, e vediamo il perchè.

    1. almeno idealmente, in caso di referendum (che, lo ricordo, è sempre abrogativo di una legge presente: v. art. 75 della Costituzione), non esistono “due parti in lizza“: esiste da una parte un ordinamento giuridico, delle leggi, fatte con i procedimenti usuali da parte del Parlamento (votate in camera dei deputati ed in senato), leggi per l’appunto rese operative. Dall’altra parte, ma in un certo senso dall’unica parte, c’è il popolo italiano al quale gli estensori del referendum chiedono un “parere” (vincolante, per il Governo) sul fatto di ritenere valide le leggi vigenti o se invece con ritengano di volerle abrogare.
    Non si può quindi parlare di “contrapposizione“, dato che una parte (Governo, Parlamento: la “macchina dello Stato”) lavora per l’altra (il popolo) e che, molto semplicemente, il popolo si esprime sull’operato di chi ha lavorato per lui.
    Che senso ha, dialettica a parte (dialettica però che dovrebbe aver già avuto il suo corso nelle sedi adeguate: il Parlamento), che il Governo “difenda” delle cose che il popolo per cui lavora non vuole?
    Non siamo qui in presenza di due “parti” uguali e contrapponibili, di due “avversari“, dato che uno lavora per l’altro.
    Che senso ha, quindi, parlare di “par condicio“?
    Nessuno, a parer mio. Questo ci porta al secondo punto.

    2. non essendo possibile una “contrapposizione”, cosa viene quindi impedito durante il “periodo di silenzio pre-elettorale”? (pre-referendario in questo caso)
    Unicamente l’informazione, che sarà ovviamente e giustamente, unilaterale visto che pare sia (fortemente) il caso che vengano compiutamente spiegati i motivi per cui i referendum vengono proposti. E che senso ha, salvo non esistano forti interessi in merito, che un Governo voglia impedire questa “fase informativa”? Che sia, forse, il Governo eletto dal popolo e che dovrebbe lavorare per il popolo… che per caso questo Governo voglia esser visto come “parte in causa” contro i cittadini? Che senso avrebbe tutto ciò?

    Non essendo nato ieri, posso ampiamente capire come interessi di parte possano portare forti lobbies a far pressione sul Governo per ottenere questo e quello. Ciò che capisco già meno è come noi cittadini, fruitori dei servizi di questo stesso Governo, possiamo permettere ad uno strumento costruito da noi stessi di remare contro di noi, attivamente.
    Sembra quasi (anzi, senza quasi) che popolo e Governo siano due entità separate e contrapposte e che quest’ultimo sia impegnato non tanto a fare i leciti interessi del primo quanto gli illeciti propri.

    Sarebbe forse il caso, quindi, di differenziare le consultazioni “elettorali” da quelle “referendarie” quanto meno sotto questo punto di vista.

Sunday, 15 May 2011

passaparola sul referendum dell’acqua

Filed under: politica, sociale, reference — lcoianiz @ 12:09 pm

(da verdementa e Donne ultraviolette giovedì 5 maggio 2011 )

    Ciao a tutti,

    confermo la necessità di questo passaparola, aggiungendo che si tratta di informazione per ri-affermare i diritti costituzionalmente garantiti. Il dramma è che sembra la maggior parte della popolazione non sia consapevole di quanto sta avvenendo.

    Quello che Vi porto è solo un piccolo esempio. Sono una ricercatrice, mi occupo di diritto ambientale e di risorse idriche. Ieri mattina dovevo intervenire ad un programma RADIO RAI (programmato ormai da due settimane) per parlare del referendum sulla privatizzazione dell’acqua e chiarirne meglio le implicazioni giuridiche.

    E’ arrivata una circolare interna RAI alle 8 di ieri mattina che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della RAI di toccare l’argomento fino a giugno (12-13 giugno quando si terrà il referendum), quindi il programma è saltato e il mio intervento pure.

    Questo è un piccolo esempio delle modalità con cui “il servizio pubblico” viene messo a tacere e di come si boicotti pesantemente la possibilità dei cittadini di essere informati e di intervenire (secondo gli strumenti garantiti dalla Costituzione) nella gestione della res publica. Di fronte a questa ennesima manifestazione di un potere esecutivo assoluto che calpesta non solo quotidianamente le altre istituzioni, ma anche il popolo italiano di cui invece si fregia di esser voce ed espressione, occorre riappropriarci della nostra voce prima di perderla definitivamente.

    Il referendum è evidentemente anche questo!

            Mariachiara Alberton

RICORDIAMOCI CHE DOBBIAMO PUBBLICIZZARLO TUTTI NOI IL REFERENDUM… perchè il Governo non farà passare gli spot né in Rai né a Mediaset. Il referendum non sarà pubblicizzato in TV.
I cittadini non sapranno nemmeno che ci sarà un referendum da votare il 12 giugno.
Perché nel caso in cui si riuscisse a raggiungere il quorum lo scenario sarebbe drammatico per i governanti ma stupendo per tutti i cittadini italiani.
Vi ricordo che il referendum passa se viene raggiunto il quorum: è necessario che vadano a votare almeno 25 milioni di persone.

Vuoi che le cose vadano a finire cosi? Copia-incolla e pubblicizza il referendum a parenti, amici, conoscenti e non conoscenti. Passaparola!

Friday, 1 April 2011

Strasburgo: vittoria di una fazione, sconfitta dei diritti di tutti

Filed under: coerenza, Europa, sociale, religione — lcoianiz @ 3:58 pm

Oggi Repubblica.it titola “Crocefisso, Strasburgo assolve l’Italia ‘Esporlo non viola i diritti umani’” e l’articolo inizia con “L’Italia ha vinto la sua battaglia a Strasburgo. La Grande Camera della Corte europea per i diritti dell’uomo l’ha assolta dall’accusa di violazione dei diritti umani per l’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche“.

La posizione mi pare alquanto incoerente, come minimo rispetto alla prima sentenza dove, dando ragione al ricorrente (una cittadina italiana di origini finlandesi… dove probabilmente hanno una nozione del diritto un attimo più chiara che da noi), la Corte dichiarava “…la violazione da parte dell’Italia di norme fondamentali sulla libertà di pensiero, convinzione e religione“.

Stranamente, in seguito al ricorso, la “violazione di norme fondamentali sulla libertà di pensiero, convinzione e religione” non era più tale… forse, nel frattempo, è cambiato il concetto di “libertà di pensiero, convinzione e religione”, tutto può essere. Una cosa che fatico a comprendere è come faccia un simbolo esposto in una scuola pubblica che, come minimo per etica, dovrebbe essere equidistante da tutte le posizioni, a rappresentare una “libertà religiosa individuale” ma anche e soprattutto “collettiva”, dato che la frequentazione delle nostre scuole è aperta a tutti (art. 34 comma 1 Cost.) e, come recita ancora la Costituzione (art. 3 comma 1)

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

va da sè che in un’aula frequentata da maomettani si dovrebbero esporre i simboli dell’Islam ed in una frequentata da buddisti, indiani e quant’altri sarebbe necessario, data la sentenza, esporre i simboli delle rispettive religioni… altrimenti essi, a buon diritto (e con una sentenza pronunciata), possono lamentarsi di non poter fruire della loro “libertà religiosa individuale e collettiva“.

Come sia possibile, quindi, che l’esposizione di un solo simbolo di una sola religione, in un paese dove la presenza è oramai fortemente multietnica (e, va da sè, multireligiosa), “non viene considerato dai giudici di Strasburgo un elemento di ‘indottrinamento’” mi sfugge completamente.

Di fatto quello a cui abbiamo assistito è la vittoria della Chiesa Cattolica su “tutte le altre religioni” professate in Italia. Vittoria che va palesemente contro il già citato art. 3 della nostra Costituzione. Un piccolo passo avanti della Chiesa, un discreto passo indietro dell’Italia nel consesso europeo, laddove questa sentenza, chissà come strappata, non potrà esser vista con favore.

Personalmente non sono contro la Chiesa Cattolica: fa parte della nostra storia e della nostra cultura ed ha tutto il diritto di esser presente sul territorio. Quello che non mi piace è che un’istituzione del genere, che per vocazione dovrebbe essere portatrice di pace, sia invece impegnata in una sorta di guerra, sul suolo italiano (quindi di tutti), palesemente contro le altre religioni. L’Italia poi, nonostante abbia forti radici cattoliche, oggi come oggi non ne riconosce più il primato… anche se così non pare, dal ricorso presentato.
Sarebbe, credo, più onesto nei confronti di TUTTI i cittadini italiani, anche quelli non cattolici, quindi, portatori del rispettivo “diritto alla libertà” di non dover vedere un simbolo in cui non si riconoscono, in un locale pubblico e pagato con le loro tasse, che la Chiesa Cattolica facesse opera onesta di indottrinamento nei locali preposti a questo scopo: le chiese e le aule di catechismo, ove di certo nessuno si scandalizzerà per il fatto che siano presenti unicamente i loro simboli religiosi.

Discorso Pietro Calamandrei sulla scuola

Filed under: post storici, politica, sociale — lcoianiz @ 3:36 pm

“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci).
Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.

Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto.
Dare alle scuole private denaro pubblico.”
Piero Calamandrei

(Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950)


Postato su greg-verdementa (un non-blog) il 3/06/2011 05:32:00 AM

Wednesday, 6 October 2010

Non c’è futuro senza educazione alla pace

Filed under: sociale — lcoianiz @ 10:58 am

Ricevo da greg-verdementa (un non-blog), ed a mia volta ripubblico, questa nota di Pax Christi.


Nei licei della scuola italiana, già colpita da tagli e provvedimenti inaccettabili, stanno partendo corsi paramilitari, validi come crediti formativi, dal titolo “Allenati alla vita”. Sconcertati dall’incredibile decisione dei ministeri della Difesa e dell’Istruzione, intendiamo affermare che questa iniziativa risulta altamente dannosa perché estranea alla finalità della scuola e stravolge il contenuto del progetto “Cittadinanza e Costituzione” o quello di altre iniziative come “La pace si fa a scuola”. Tra i temi proposti, spiccano la cultura militare, armi e tiro, i mezzi dell’esercito, sopravvivenza in ambienti ostili e, addirittura, la difesa nucleare (concetto ormai improponibile nel panorama giuridico internazionale che, già nel 1963, Giovanni XXIII considerava assurdo, “alienum a ratione”; l’Italia, tra l’altro, ha ratificato il Trattato di Non proliferazione per il disarmo nucleare globale).

Siamo di fronte a una novità pericolosa, antiformativa e antipedagogica. Insegnare-imparare a sparare non è compito della scuola della Repubblica Italiana dove risplende l’articolo 11 della Costituzione e dove sono maturate ipotesi di difesa nonviolenta anche tramite corpi civili di pace che non vengono adeguatamente organizzati perché il governo preferisce investire 20 milioni di euro per la “mini naja” (progetto “Vivi la Difesa”, presentato come strumento di “cultura della pace”). Vengono così tagliati i finanziamenti al Servizio civile nazionale col rischio di far seccare le radici piantate negli anni ’85, ’92, ’98, 2001 e 2004 a favore della “Difesa civile non armata e nonviolenta”.

Chi lotta contro la piaga dei bambini soldato nei paesi in guerra non può accettare la nascita a casa propria degli “studenti guerrieri”. Chi vuole contrastare il bullismo non può pensare di farlo in modo paramilitare. Nel clima attuale, basato sul governo della paura, tali progetti possono solo diffondere l’idea della violenza armata come strumento normale di soluzione dei conflitti (con la convinzione che la guerra è un sistema naturale e necessario di convivenza). Consolidano l’idea del nemico da eliminare. Alimentano i pregiudizi e ne creano di nuovi. Manipolano le emozioni.

Porteranno molti a farsi legge da sé, a praticare la legge del più forte. Una scuola che accogliesse simili progetti non aiuterebbe certo i giovani a usare la forza della ragione anziché la ragione della forza.

E’ bene ricordare il motto nonviolento: se vuoi la pace prepara la pace.

Nel respingere tali istanze, genitori, famiglie, dirigenti scolastici, docenti e alunni sviluppino programmi educativi collegandosi alla Tavola della pace (ad esempio “Ospita una persona: incontra un popolo” e “La mia scuola per la pace”, patto siglato il 4 ottobre 2007 tra Ministero della Pubblica Istruzione e il convento di Assisi); rilancino il programma degli “Interventi civili di pace per la prevenzione e trasformazione dei conflitti” (partito nel 2008 grazie a un accordo tra 7 associazioni, il Comune di Firenze e il Ministero Affari Esteri) e riprendano l’originaria impostazione di “Cittadinanza e Costituzione”.

In molti luoghi la scuola è e può essere ancora laboratorio di pace dove è possibile esplorare le mappe della nonviolenza, accostare volti ed esperienze, organizzare iniziative di solidarietà o riflessioni operative su bambini soldato, infanzia negata, dignità della donna, pena di morte, guerre dimenticate, mine antipersona, disarmo chimico o nucleare, malattie e accesso ai farmaci, immigrazione, diritto internazionale, acqua bene comune, commercio equo e solidale, sobrietà e nuovi stili di vita.

Il compito di una scuola seria e serena è quello di educarci alla pace come costruzione di una vita bella e buona, ricca di amicizie e di relazioni, animata dalla fresca energia della nonviolenza, aperta alla speranza. Non ci può essere futuro senza educazione alla pace.

Firenze, 26 settembre 2010
Pax Christi Italia055/2020375 info@paxchristi.it http://www.peacelink.it/paxchristi/a/32435.html
don Nandino Capovilla: 347/3176588 nandyno@libero.it

Tuesday, 7 September 2010

Lettera alle opposizioni

Filed under: coerenza, politica, sociale — lcoianiz @ 10:20 pm

  A tutte le opposizioni, di sinistra, di centro, di destra… mmm… perchè mi viene da ridere?.. forse perchè pensare ad un’opposizione di destra pare un ossimoro? e, se lo è, forse è perchè non ho mai visto un Governo di sinistra?.. vabbè… “alle opposizioni (di sinistra)”…

  Tra non molto, qualche mese, probabilmente saremo chiamati nuovamente alle urne. Tra non molto dovrò pensare chi andare a votare (o, francamente, SE andare a votare… non ho mai disertato, ma si può sempre iniziare). Tralasciando il Porcellum (omen nomen), che non mi ha mai toccato più di tanto, in quanto spero sempre che sia “una coalizione di Governo” a governare e non necessariamente “una persona”, dovrò comunque esprimere una preferenza…

ora…

vorrei capire, ma capire davvero, cosa “le opposizioni” intendono fare, ma Fare con la F maiuscola, non “dire di fare che poi vedremo“.

  Dico solo questo: è l’ultima volta che mi prendete per il culo (si può dire culo su un blog?… sì… penso di sì… c’è pure su wikipedia).

  La volta scorsa vi ho votato… tralasciamo proprio l’ultima, che avete (abbiamo) perso, parlo di quando avete vinto (2006): avete sistemato il “conflitto d’interessi“? non parlo proprio di quello di Silvio: le leggi si fanno per tutti (quindi, almeno in teoria, anche per Silvio) e, soprattutto, le si fanno rispettare! Ma torniamo a noi… l’avete fatta una legge come Dio comanda sul conflitto d’interessi? (ed avevate detto che la facevate eh)… non mi pare… anzi… possiamo ben dire di NO, altrimenti il Silvio, ora, forse in tribunale dovrebbe andarci… forse, anzi, avrebbe dovuto essere ineleggibile… quindi, no, non l’avete fatta… in DUE ANNI.

  Sono andato a rileggere il Programma dell’Unione del 2006… a parte che è fumosissimo, ma mi sembra concentrato (3/4 dello scritto) sulla Costituzione… va bene, la Costituzione è importante… ma mi pare che i problemi che abbiamo adesso (e li avevamo anche allora) siano anche altri: c’è un sacco di gente che non ha lavoro e, di contro, ci sono “imprenditori” che, dopo aver ben intinto il pane in Italia, spostano le produzioni altrove… e NON MI PARE che stiate facendo un gran casino sulla cosa… AHO!!! SVEGLIA EH!!! QUELLI SONO I VOSTRI ELETTORI… SIAMO NOI!!!

  Se non vi andasse di difenderci (sorvoliamo sul fatto che VI PAGHIAMO per farlo), vi ricordo quello che sta succedendo in ambito sindacale: nel mondo del lavoro si è fatto di tutto (mentre il sindacato era voltato dall’altra parte) per frammentare la forza lavorativa: una volta eravamo “la classe lavorativa” e, come tale, avevamo qualcosa da mettere sul piatto della bilancia dell’eterna (ma spesso profiqua) lotta tra lavoratori e padronato… adesso… non siamo più nulla!!! ogni lavoratore “conta per sè” è un “piccolo imprenditore di sè stesso“: il datore di lavoro lo chiama “imprenditore” (per scatenare in lui quel moto d’orgoglio del “self made man”) ma poi lo paga peggio di un impiegato normale.
  E se può starmi bene (ma solo fino ad un certo punto!) che un imprenditore vero “non abbia diritti”, perchè a 5-6-10mila euro/mese non li voglio nemmeno io i diritti, NON mi sta più bene che un “finto imprenditore” da 5-600 euro/mese, militesente e patentauto, non li abbia: quello NON E’ un “imprenditore”, è uno SCHIAVO!!!

  Questo, incidentalmente, ha portato alla (quasi completa) disgregazione del sindacato: cosa vuoi… sindacalizzare una classe imprenditoriale?

  Per tornare a noi: meno “lavoratori” (più (finti) “imprenditori”) -> meno sindacato -> meno diritti -> si prendono i soldi in Italia e si sposta la produzione all’estero… se vi sembra giusta una cosa simile.
  Non solo: la FIOM, l’unico sindacato che ancora sembra tale, si prende fischi dagli altri sindacati-pecora E dai lavoratori-dei-sindacati-pecora per le cose, davvero minime rispetto ad un tempo, che ancora riesce a fare: in effetti siamo al punto di farci male da soli.

  Tutto questo, inevitabilmente, si riflette sulla politica: un lavoratore insoddisfatto, un ex-lavoratore, uno che è stato licenziato… vi pare che si sentano in qualche modo protetti da una coalizione di Governo che parla parla parla fumosamente di un qualcosa che si chiama Costituzione, quando ha un problema che si chiama “cosa metto nel piatto questa sera?”.
  Vi pare che uno così vi possa votare?
  E l’alternativa, ovviamente, non è votare a destra, anche se in tanti si son fatti abbagliare dai luccichii degli strass e delle paillettes delle varie “veline” di destra… e, mi pare, la stanno pagando duramente oggi (anche se non lo riconosceranno mai)… no… l’alternativa è NON votare e, se possibile, andarsene.
  E’ davvero questo che volete?
  Perchè se è così ditelo: NON mi pareva questo il motivo per cui VI PAGO stipendi ben oltre la media nazionale… ma se ne può parlare eh.

  Mi piacerebbe TANTO prendere una pensione… in teoria c’è un obbligo ad accantonare dei soldi perchè, al momento giusto, questa mi sia garantita… mah… com’è che ho la strana sensazione che I MIEI SOLDI (e ne ho un conto perfetto: mi basta prendere le buste paga e fare una somma, non ci si scappa) verranno usati “per altro”?… essendo soldi MIEI me l’avete per caso CHIESTO, prima? O forse siete arrivati, cantando e ballando, al punto di non ritorno e, quando avete visto che i soldi (dilapidati in canti e balli) non c’erano più… o cielo!!!… ed ora dove li prendiamo???… ma è OVVIO: dalla pensione del signor Rossi!!!
  Vabbè… magari me li darete eh… chi può saperlo… in fondo basta vivere quei 150 anni (visto che i limiti di età pensionabile si spostano di anno in anno, mentre invecchio)… oh… voi ovviamente, dopo una legislatura (5 anni, se dura) la pensione l’avete… quella sì che non si posta mai.

  Quindi, riassumendo, che non si dica che io sia fumoso:

  - conflitto d’interessi: VOGLIO (e non “gradirei“, no, proprio VOGLIO) una legge fatta bene, che non mi provochi conati di vomito tutte le volte che ci penso, e che RISOLVA il problema. E’ un problema facile da risolvere: chi governa non può avere proprietà nè interessi legati alle cose sulle quali legifera. Punto. Se non vi viene bene basta guardare all’estero: Francia, USA ed altri ’sta cosa l’hanno risolta da tempo.
(anche se quanto meno sugli USA, con i governi Bush (sr. e jr.), più di qualche dubbio sorge… petrolio, guerre… nessun conflitto d’interessi… mah)

  - libertà d’informazione, nell’Era dell’Informazione: sì… siamo nell’Era dell’Informazione, la Rete Globale ci porta notizie da ogni dove… e qui da noi l’informazione giornalistica nazionale è messa peggio che sotto il regime di Pinochet!.. tutti gli organismi internazionali che monitorizzano lo stato dell’informazione (non solo da noi) lanciano l’allarme. E’ ora che la televisione, che poi è il principale organo d’informazione, smetta di esser politicizzata e, come minimo, che smetta di essere “tutta da una sola parte”. La TV, quando non mette in onda spettacoli, deve fare informazione. Informazione NON politicizzata.
Questo è un problema, e lo si deve risolvere. A costo di mettere il canone nelle tasse, dove dovrebbe stare da tempo immemore, visto che al pari di strade ed altro è un “servizio pubblico”.

  - economia, lavoro: VOGLIO una legge che obblighi un’azienda italiana ad assumere lavoratori italiani, se vuole stare in Italia. Altrimenti che CHIUDA o venda e vada ad aprire (del tutto) all’estero, con le leggi estere, e non solo con i benefici.
  VOGLIO una legge che obblighi una ditta ad ASSUMERE una persona che lavora per più del 60% del proprio tempo per lei: un consulente o un professionista possono avere contratti a termine di una certa (breve) durata ma se, poniamo, questa persona lavora per la stessa ditta per più del 60% del suo tempo per, che ne so, oltre 6 mesi, la ditta DEVE metterlo di fronte al bivio “o dentro o fuori”.
  Stesso discorso da fare per le ditte che offrono i loro dipendenti in leasing: contratti brevi oppure assunzione, perchè è un discorso “globale” quello che si deve fare, altrimenti creiamo solo altra schiavitù: lavoratori-schiavi che girano, come impazzite palline da ping-pong, sei mesi qui, sei mesi là… no, così non funziona: basta agli schiavi moderni!

  Forse non ve ne rendete conto ma questo cancro, che in termini anglo-tecnici si chiama “outsourcing”, ci ha (noi lavoratori) massacrato ad ogni livello. E non parlo solo di chi, impiegato presso una ditta, si vede “derubato” del proprio mestiere da tutta una serie di “temporanei” (che poi così temporanei non sono: rimangono nelle ditte per anni “perchè è facile mandarli via, chiudendo i contratti, se creano problemi”).
  E così il lavoratore “stabile” non ha più una professionalità da difendere, anzi, di fatto non lavora più, limitandosi a far da “passacarte” tra la propria ditta e l’outsourcer.
  E così non ha più diritti (dato che i “lavoratori” sono gli altri): nel caso scioperi, ad esempio, la ditta ne è felice: (1) tanto comunque chi lavora (davvero) c’è, (2) risparmia sul salario di un passacarte per un giorno o due: son soldoni eh.
  In queste condizioni conviene scioperare? ovviamente NO… ed infatti vedo che di scioperi non se ne fanno più. Lo sciopero, unica arma in mano al lavoratore, è un’arma spuntata, un coltello di plastica fantozziano.
  No sciopero = no diritti… perchè scordiamoci pure di ottener qualcosa senza lottare, con la sola ragionevolezza e le sole parole: il “padronato” (dirigenza, amministratori delegati, azionisti) le armi le hanno ancora. Siamo solo noi a non averle più.

  Il nostro più grande nemico, in termini assoluti, è la PRECARIETA’: un precario pensa che “forse domani lavoro… o forse no“, quindi NON spende soldi per un’automobile (anche se voi, bastardi, lo obbligate comunque, grazie a quelle merde di leggi ECOxyz fatte solo per dare ancora più soldi a chi poi sposta le produzioni all’estero, a cambiar macchina… si può dire merde qui sul blog?… penso di sì: la verità non ha bisogno di veli).
  Il precario men che meno pensa a comprarsi una casa: non ha (o ha a mala pena) i soldi per una macchina, figuriamoci per una casa… e si prende pure gli sberleffi di chi, col culo (v. sopra) saldamente affondato nel burro, rubando soldi non suoi, lo chiama “bamboccione“!!!
  E così il precario difficilmente metterà su famiglia: ricordo che un matrimonio, per poco che sia, COSTA… e dato che le Unioni Di Fatto son state cassate da questa pelosa maggioranza che, prima depreca che due coabitino e tentino di metter le cose un pò in regola, in modo da avere una qualche tutela (perchè, visto che le tasse le pagano anche loro, la tutela va solo a chi si sposa regolarmente?), mentre poi si dà ai giochi erotici (nemmeno troppo) privè… evviva la coerenza eh.

  E così l’economia si ferma: tutti si tengono i (pochi) soldi in tasca “perchè domani chissà” e nessuno compra più dello stretto necessario, riducendo anzi i già scarsi consumi.   Avrete letto i titoloni “metà dell’Italia non è andata al mare in ferie“: NON volevano dire che è andata in montagna eh. Sembra una cavolata… si, vabbè, d’accordo… erano le ferie: c’è anche da lavorare eh… MA CHE CAZZO: l’Italia, l’Azienda Italia si regge (quasi) principalmente sul turismo e sul settore vacanziero!.. “non andare in ferie al mare” significa che un sacco di gente, che non era in ferie ma ci lavorava, non ha guadagnato!.. altra crisi!..

  E mica è finita qui…

  No casa -> no famiglia -> no figli… e siamo alla canna del gas… ve lo devo scrivere meglio?.. vi devo fare il disegnino? SIAMO ALLA CANNA DEL GAS!!!
  Una società che non ha prole, che non ha eredi del proprio patrimonio culturale, è una società M*O*R*T*A.
  Una società che non incentiva lo studio del maggior numero possibile di giovani, che non li immette stabilmente nel mondo del lavoro, ma che ne fa dei precari anche a scuola, è una società M*O*R*T*A.

  Che cazzo deve succedere perchè vi svegliate?… devono iniziare a volare pietre e pallottole?

  Guardate… non lo dico per me, che non ho mai creduto nella violenza, ma la gente disperata spesso, quando non ne può più, sceglie soluzioni disperate eh.
  A volte si suicida… a volte spara a sè stessa… ma a volte anche no.

  E se pensate di esser immuni da tutto questo… beh… sbagliate.

  Perchè qui ci vivete anche voi: un’Italia migliore per me, è un’Italia migliore anche per voi, ricordatevelo. E quando iniziano a volare sassi per me, iniziano a volare anche per voi: quando un Paese va in crash nessuno si salva.

  Quindi, serietà prima di tutto: pochi punti nel programma, ma che siano quelli che servono alla gente, che risolvono il problema. Altrimenti avete fallito prima ancora di cominciare.
  E questa è l’ultima volta che lo dico: se ve ne fregate di quel che vi dice chi vi ha messo lì (che peraltro vi paga, ma sorvoliamo su questi dettagli così banali) NON NE AVRETE UN ALTRO… vi toccherà cercarvi un lavoro, cari signori, perchè non avrete altri voti e, se potrò avere prima o poi (i miracoli accadono) voce in capitolo, chiederò di equiparare l’età pensionabile dei deputati, onorevoli & co. a quella di tutti gli altri lavoratori… e poi vediamo se la spostate ancora in avanti.

  Il tutto non finisce qui… c’è ancora tempo, per aggiornare, prima delle elezioni.

Wednesday, 1 September 2010

Senza ritegno

Filed under: politica, sociale — lcoianiz @ 12:18 pm

Oramai è caduto perfino il labile paravento della finzione, la “scusicchia” del “non posso governare se continuano a processarmi” (che sarebbe un minimo vera, se solo il nostro si presentasse ai processi)… dalla coltellata nella schiena, col (finto) sorriso davanti, siamo arrivati alla coltellata nella pancia, direttamente, con “presunzione di impunità” (quello che la stampa clericale oggi, forse dimenticando il tristemente famoso editto bulgaro, chiama il “metodo Boffo“: eliminazione del dissenso).

A parte l’ormai ovvia, quando non trita e ritrita, considerazione che, forse, “sarebbe meglio” se questo Governo si degnasse almeno di governare (forse non sfugge che abbiamo qualche problemino economico, unitamente ad una disoccupazione da record)… noto, con un filo di stizza, che nemmeno si perita di nasconder più le proprie malefatte: oramai tutto l’impegno (di quel che rimane) della coalizione di Governo, l’armata Brancaleone di comici, ballerine e leccapiedi, gli unni i cui cavalli pascolano da una quindicina di anni in piazza San Pietro (e, più grave, in Parlamento) è teso a “salvare il Premier“.
Ma non “un Premier”, inteso come “la figura politica” che incarna la carica, no no, non scherziamo, IL Premier: “salvare Silvio“.

Ora…

…al mondo c’è TANTA gente da salvare… gente imprigionata in fondo ad una miniera, gente che ha perso tutto a causa di terremoti, di allagamenti, di bombardamenti, di “fuoco amico”, di “danni collaterali”… gente che ha perso il lavoro (o che non è mai riuscito ad averlo)… e quindi la casa… e quindi la dignità ed il rispetto per sè stessa (e quindi, a volte, la vita).

Qualcuno vuol gentilmente dirmi in quali di queste categorie rientra il povero Premier “da salvare”?

Fino ad allora rimarrò convinto che siamo NOI “da salvare”… da lui!

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