Imagine all the people…

Monday, 21 September 2009

Pecore o Pantere…

Filed under: pensieri, sociale, network — lcoianiz @ 6:42 pm

Leggendo questo articolo, di Vittorio Zambardino, mi viene in mente un tema al quale penso spesso: la “presenza digitale”.

Piccolo escursus… in uno dei più famosi (per chi conosce il settore) libri cyberpunk, “Giù nel cyberspazio”, Gibson parlava di “lotta urbana” (digitale ovviamente) in riferimento ad uno dei tanti gruppi di cui sarebbe ricco lo “sprawl” (AKA sottobosco, sottocultura), le Pantere Moderne: un gruppo di quelli che oggi chiameremmo hacker (o, nell’uso che ne fa lui, cracker) che sfidano l’ordine costituito usando i suoi stessi mezzi e livelli tecnologici, sopperendo alla carenza di budget con la fantasia e le conoscenze tecniche…

Questo per dire che “chi pecora si fa, il lupo se lo mangia“… il “gaydar” serve a “raccogliere” ed etichettare una classe, ma lo puoi fare, come dicono nell’articolo, solo se la classe ha elementi atti ad essere “classificati” (dato poi che non stiamo parlando di IA)… oggi occorre quindi conoscere i mezzi che usano i “grandi”, per agire come Pantere Moderne, per esser mutevoli, consci e non-classificabili… senza cadere nell’estremo opposto e venire etichettati all’interno di una classe di “diversi”: la “trasparenza” è la via, l’essere e non essere, il “far parte” rimanendo sè stessi, nuotando insieme agli altri ma osservando gli altri e sè stessi da un punto di vista conscio… altrimenti non si è pantera ma pecora… o gay (mi si perdoni la battuta, peraltro non del tutto mia). ;)

Wednesday, 19 August 2009

Incorreggibili

Filed under: coerenza, politica — lcoianiz @ 12:44 pm

    Ammettiamolo: siamo incorreggibili… ed in malafede anche… sempre lì a guardare, spiare, accusare, borbottare… e ci facciamo sfuggire i fatti reali, quelli veri: ma era ovvio che scherzava!!!

    Poi magari rimane da spiegare il perchè uno che “non ha mai fatto nulla” debba dire “non sono un santo“… cioè… d’accordo… è anche in ottima compagnia, se vogliamo dirla tutta.

    Ma va bene, non si pretende che uno, presi chiodi e martello, si crocefigga da solo. Agli italiani, popolo di navigatori, poeti e scassamaroni, solamente uno “svegliatevi!“.

Saturday, 8 August 2009

Quando si dice il priapismo…

Filed under: politica — lcoianiz @ 5:34 pm

E così una persona che ha rubato, diffamato, commesso reati d’opinione (opinione altrui, più che altro: v. l’editto bulgaro sul caso Santoro, Biagi e Luttazzi), s’è macchiata di ogni possibile reato fiscale e non fiscale, conflitti enormi d’interessi, nepotismo in varie forme, ha fondamentalmente preso per il culo 58 milioni di italiani (dei quali mi spiace solo per meno della metà: gli altri se lo meritano), ha fatto leggi per depenalizzare i reati (propri) già commessi… finirà male solo perchè “ce l’ha duro”.

Siamo proprio in Italia eh.

Wednesday, 18 March 2009

Ma…. poveriiiiiino!!!

Filed under: coerenza, idiozie, minipost — lcoianiz @ 8:00 pm

    Esterna oggi, esterna domani, il nostro Presidente Operaio ha finito per lasciare questa piccola perla su Rep.it: “Si dice “disperato”. E torna a ripetere quanto il lavoro del politico gli “faccia schifo”. Serata di svago per Silvio Berlusconi al teatro Quirino di Roma. Ieri sera tra il primo e il secondo atto il premier si concede un bagno di folla. “Sono otto settimane che non faccio un giorno di riposo” scherza nel foyer con il pubblico. “Ma lei si diverte”, lo punzecchia una signora. “No, a me non piace quello che faccio - replica il Cavaliere - lo faccio solo per senso di responsabilità. Mi fa schifo quello che faccio. Sono disperato…”.

    Ora… considerando che se non fosse stato al Governo, non sarebbe riuscito a far passare una legge sulla depenalizzazione del reato di falso in bilancio (cadendo il quale, il nostro ha schivato il carcere) e… tante altre la domanda che si pone è “preferiva forse la galera?”.

    Qui un (altro) raro esempio di coerenza.

Monday, 8 September 2008

Cosa non succede sotto il ghiaccio…

Filed under: idiozie — lcoianiz @ 12:29 pm

  Girando un attimo sui giornali online m’è scappato l’occhio su un piccolo riquadro, su Repubblica.it, “Le immagini: Seul, test per l’aereo militare, il Phantom è nel congelatore“.

  Per l’amor del cielo… di sicuro le immagini sono di un certo effetto, nulla da dire.

  Mi chiedo invece quanti lettori pensino veramente che l’aviazione di un qualsiasi Stato permetta di fotografare un aereo militare in hangar (Seul poi meno di tutti, mi sa).
  Quanti sappiano che l’F-4 Phantom è un mezzo oramai ritirato da tutte le aviazioni del mondo (salvo, forse, il Burkina Faso)… e che significato possa avere un test a bassa temperatura (del quale peraltro non si parla minimamente) su un mezzo tecnologicamente così arretrato: sarebbe come provare se le ruote di pietra resistono al congelamento, con buona pace di Fred Flintstone.

  Ah… piccola chicca: il (so-called) servizio si compone di 10 foto. Le prime nove sono di un Phantom mentre nella decima, una volta “scongelato” (l’impressione è quella), il nostro velivolo diventa, magicamente, un… F-16 (consentitemi di ridere). I miracoli del freddo!!!

§

(aggiunta del 12-09-2008)
  Piccola (ma doverosa) precisazione: quando ho scritto “l’F-4 Phantom è un mezzo oramai ritirato da tutte le aviazioni del mondo (salvo, forse, il Burkina Faso)” sono stato un pò eccessivo: in effetti l’F-4, oltre ad esser stato uno dei caccia più longevi, è anche estremamente versatile quanto ad armamento (QUI la storia viene approfondita e raccontata meglio) ed il suo ritiro, nel 1996, è principalmente da parte delle forze USA.

  Rimane il fatto che, tra un F-4 ed un F-16, il confronto non si pone in nessuno degli scenari possibili: l’F-16, caccia versatile e multiruolo, è un prodotto che mette “secoli” di tecnologia tra sè ed il nonno F-4. Basti pensare al sistema fly-by-wire ed all’instabilità by design, che porta un F-16 a virare di 26 gradi/sec. (18 gradi/sec. in caso di virata prolungata, per diminuzione della portanza), contro i 12 (o 9) gradi/sec. del “nonno”, cosa che in dogfight (combattimento aria-aria ravvicinato) è determinante.
  Velivoli più moderni dell’F-16 hanno ratei di virata anche maggiori (ad es. l’F-22, grazie al controllo vettoriale della spinta, o l’SU-27) ma anche qui siamo di fronte a salti generazionali: l’F-16 ha tenuto e continua a tener banco in buona parte delle Aviazioni Militari che non sviluppano velivoli propri (l’Europa ad esempio ha l’EuroFighter).

Wednesday, 23 July 2008

Imagine… reborn

Filed under: system — lcoianiz @ 11:40 pm

  Ebbene sì, dopo alcuni mesi d’inattività m’è tornata la voglia di smanettare con il server ed ho iniziato a rimettere in piedi il mio blog.

  Al momento c’è solo questo “reborn”, sospeso nel nulla: pian piano mi copierò i post storici dalla history di MT (perchè, ovviamente, l’install di WP col cavolo che ha creato la directory dove importare, ed altrettanto ovviamente, quando glie l’ho creata io… mi dice d’aver importato ma ben guardandosi dal farlo). -_-

  La “piccola avventura” dell’installazione di WordPress è stata inframmezzata da qualche (lieve, giuro) bestemmia, dato che debianizzando il pacchetto era troppo chiedere che anche la directory in cui (per default!!!) Apache2 ficca i siti fosse scritta giusta nello script di install. -_-

  Vabbè… non vi tedio oltre (a parte che, se siete qui, avete implicitamente accettato di FARVI tediare eh ];-) :P)… buon nulla a tutti, mentre smanetto nelle configurazioni (ora quasi solo lato applicativo), temi, plugin e cazzabubbole varie.

  P.S.
  E mannaggia a me!!! non si stava bene nel totale dolcefarniente eh… no… “reinstalla il blog… su“… se becco quel diavoletto sussurrante… grrrr…

  P.S.2
  Ho lasciato (mè misero, mè tapino… mè imprudente) i commenti abilitati: ATTENTI a quel che commentate, che vi stermino eh! >8-(

  :D

Wednesday, 10 November 2004

Una lingua paneuropea

Filed under: post storici, Europa — lcoianiz @ 11:50 am

  L’Europa si sta allargando.
  Questo è un fatto incontestabile, nonostante gli sforzi di alcune “potenze internazionali” (credo la mia opinione in merito la conosciate, no?).
  L’allargamento, molto probabilmente, non proseguirà nè all’infinito nè per troppo tempo: giusto per evitare gli errori del passato e quindi morire di elefantiasi, ad uno sviluppo “geometrico” iniziale (che non è lontano dal concludersi) seguirà una fase di consolidamento interno ed esterno.

(nota: questo articolo è stato iniziato il 12 novembre 2003, parecchio prima dell’allargamento a 25 stati avvenuto il primo maggio 2004)



  Aggiornato il 10 novembre 2004

  Le democrazie europee sono troppo “vecchie” ed esperte per ricadere negli errori commessi da esse stesse in passato e, più di recente, da potenze più giovani; credo quindi che non attenderanno troppo ad avviare questi processi, vitali per la struttura stessa di un gruppo così grande di organizzazioni e popoli così eterogenei… anzi… questo consolidamento è in parte già iniziato: l’Europa dei dodici sta formando già ora uno “zoccolo duro” che può imprimere una precisa direzione di sviluppo alla quale i paesi che si stanno unendo, e si uniranno in seguito, pur con tutti gli “apporti creativi” del caso, dovranno attenersi.
  Questo non per svilire i “nuovi arrivati”, non credo sia questo il caso, ma semplicemente ritengo che nessuno con un pò di buon senso possa pretendere, in seguito all’iscrizione ad un club sciistico, che questo diventi un club di giocatori di bocce solo per seguire le proprie “nuove interpretazioni” della politica interna (o quantomeno non subito).

  Un problema che però si presenterà sicuramente, in questa nuova Unione Europea, sarà quello di trovare (o “creare”) una lingua comune, che riesca ad incontrare il favore di tutte le parti in gioco e non ne penalizzi alcuna (o ne penalizzi il meno possibile, dato che attendersi un miracolo sarebbe poco realistico).

  Se vogliamo partire in modo “leggero”, su un argomento che potrà rivelarsi spinoso, possiamo parlare del “problema”, che s’incontra già ora, nel collocare i box dei traduttori nel palazzo del Parlamento UE: lo stesso, infatti, non è stato propriamente progettato “in crescita” (o, forse, all’epoca non si riteneva che l’UE avesse i numeri per crescere) e l’inserimento di undici nuovi Stati Membri ha creato un problema logistico: non potendo essere presenti, sulla facciata interna, tutti i box che permettono ai traduttori di seguire (e tradurre) gli interventi in corso nel Parlamento… beh… quali collocare in “seconda fila”?
  Non è un problema puramente logistico: la differenza tra “prima” e “seconda” fila può velocemente diventare un problema di prestigio… e quindi politico.

  Passando ad argomentazioni più serie… non possiamo nascondere, nonostante tutti gli sforzi del Presidente di turno della UE (al momento (maggio 2004) Silvio Berlusconi) che il formarsi della stessa Unione dà fastidio, come dicevo inizialmente, ad “altre potenze” (devo proprio dirlo? principalmente agli USA… ma non metterei la mano sul fuoco nemmeno per Cina e Russia).
  Questo ha già comportato, ultimamente, l’insorgere di tensioni interne alla NATO, soprattutto ora che, grazie al crollo delle forze del Patto di Varsavia, essa stessa non ha più una vera ragion d’essere. Tensioni che finiranno per portare, spero in modo incruento (ma non sarei pronto a scommeterci), all’uscita degli Stati europei dal blocco NATO ed alla formazione di un nuovo blocco “EuroForce” (a meno che non si confluisca tutti come “blocchi di forze ONU”, che sarebbe la soluzione probabilmente meno impegnativa e rischiosa).

  Con questo cosa voglio dire?.. Senza far necessariamente della fanta-politica, l’allontanarsi del blocco UE dall’influenza del grande blocco USA (o USA/UK) pone in risalto una minor pressione sulla “necessità” di adottare l’inglese (poi, in pratica, l’americano) come “lingua franca”.
  Quindi, se proprio vogliamo guardarci attorno, in UE l’inglese viene parlato, come lingua madre, da una ridotta parte della popolazione: gli inglesi (dove la UK comprende anche Scozia e Galles), anche volendo unirvi gli irlandesi (che in UE giocano un ruolo autonomo), assommano a c.ca 62,9 milioni di persone (dati UNICEF 2004).

  Questi i numeri europei:

Stato Popolazione (migliaia) Ceppo linguistico Percentuale
Belgio 10.296 neolat. 2,72%
Germania 82.414 german. 21,74%
Francia 59.850 neolat. 15,79%
Italia 57.482 neolat. 15,16%
Lussemburgo 447 neolat. 0,12%
Olanda (*1) 16.067 german. 4,24%
Danimarca 5.351 german. 1,41%
Irlanda 3.911 anglos. 1,03%
Regno Unito (*2) 59.068 anglos. 15,58%
Grecia 10.970 altro 2,89%
Spagna 40.977 neolat. 10,81%
Portogallo 10.049 neolat. 2,65%
Austria 8.111 german. 2,14%
Finlandia 5.197 finn. 1,37%
Svezia 8.867 finn. 2,34%
tot. 379.057
(*1) dato del 2002
(*2) G.B. e Scozia

 

Ceppo linguistico Popolazione (migliaia) Percentuale
neolatine 179.101 47,25%
germaniche 111.943 29,53%
anglosassoni 62.979 16,61%
finniche 14.064 3,71%
altro 10.970 2,89%

(fonte: “The Official Summary of The State of the World’s Children (agg. 2004)“)

  Si vede come il totale della popolazione assommi a 379 milioni di persone, di cui gli “anglofoni” (di lingua madre) sono solo il 16,6%.
  Dal canto loro i “(neo)latini” (italiani, spagnoli, francesi, ecc.) sono 179 milioni pari al 47,25% del totale ed i “germanici” (tedeschi, austriaci, ecc.) 112 milioni, considerando come “finniche” le lingue di finlandesi e svedesi, ovvero un altro buon 29,5% delle lingue parlate in Europa.
  L’ultimo 6,6% delle presenze si ottiene sommando la Grecia ai paesi finnici e conta 25 milioni di persone.

  Se ne facessimo una pura questione di volumi, in UE dovremmo parlare uno “slang” italo-francese (qualcosa come i dialetti che si parlano in romagna ;-)).

  Il prossimo ampliamento a 25 stati farà pendere la bilancia verso le lingue slave, più vicine alle finniche della nostra o dell’inglese, il quale perderà ulteriore terreno. Se poi decideremo (come spero) di completare l’ampliamento verso gli ultimi paesi del nord e sud est (Norvegia, ma anche Albania e qualche repubblica più ad est della Slovenia, risultata dal frazionamento dell’ex-Unione Sovietica) il bilancio potrebbe risultare addirittura invertito.

  Sarebbe quindi il caso di cominciare a pensare, a mia modesta opinione, ad una lingua esistente, veramente franca (che non parli nessuno come lingua madre) ma non ancora morta e con secoli di storia sulle spalle: il latino.

  Il latino è una lingua, se non parlata, quanto meno studiata nella maggioranza degli stati dell’Unione e, a differenza dell’esperanto (che può vantare altri “benefici”, però di tipo più tecnico), ha una vastissima storia e letteratura alle spalle a suo supporto, ed in alcune scienze, come quelle naturalistiche, è perfino una lingua “viva”. Oltre a tutto era a suo tempo diffusa in tutta quella che chiamiamo ora “Europa” (e… sì, anche in Inghilterra ;)).

  Chiaramente quello che verrebbe poi parlato, chiamiamolo pure un “eurolatino”, sarebbe alquanto diverso dal latino classico insegnato nei licei… con buona pace degli accademici (che, spero, non si arrabbieranno quanto gli inglesi al vedersi storpiata la lingua madre dagli americani).
  Un eurolatino (trovate voi una definizione migliore: “paneuro”? “eurolingua”?) più pratico, parlabile e mutevole… come lo è stato, secondo le prove storiche, il latino parlato dal popolo anche ai tempi di Cicerone.

  17 maggio 2004



  Aggiornamento.

  Durante una delle mie “razzie” in giro per la rete, alla ricerca d’informazioni sul Sindarin (una “lingua elfica” progettata da J.R.R. Tolkien, l’autore de “Il Signore degli Anelli”, che mi piacerebbe imparare) ho scoperto questo sito (Omniglot): al suo interno, oltre all’idea di generale serietà con cui viene trattata la materia, ho trovato i riferimenti all’Interlingua… ed, essendo io italiano, mi pare molto “capibile” (o almeno… non fatto alcuna fatica a leggere il pezzo relativo alla torre di Babele, in cima alla pagina).

  Così a sensazione pare un interessante miscuglio di spagnolo, latino ed italiano… per me sarebbe un grande vantaggio se venisse adottata (a parte poi impararne la grammatica, che non dev’essere proprio così semplice).

  Nota: molto interessante anche quanto riportato qui: chiaramente il sito della UE non poteva non parlare dell’argomento. ;)

  10 novembre 2004

Friday, 28 November 2003

I figli

Filed under: post storici, pensieri — lcoianiz @ 12:46 pm

  I vostri figli non sono figli vostri.
  Sono i figli e le figlie della brama, che la Vita ha di se stessa.
  Essi vengono attraverso voi ma non da voi e sebbene siano con voi, non vi appartengono.
  Potete donare il vostro amore, ma non i vostri pensieri.
  Poichè hanno pensieri loro propri.
  Potete dare rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime, giacchè le loro anime albergano nella casa di domani, che voi non potete visitare neppure in sogno.
  Potete tentare di essere come loro, ma non di renderli come voi siete.

Tuesday, 11 November 2003

Perchè lo si dice in inglese?

Filed under: post storici, pensieri — lcoianiz @ 8:00 pm

Questa sera, tornando a casa in macchina, riflettevo sulle “frasi della new economy“…

…tutta quella massa di cazzate che da qualche anno i media si sono messi a propinarci, condite di parole che paiono “altisonanti” solo perchè dette in inglese (ma, spesso, in “ottimo” slang).

Premetto che io non sono contro l’utilizzo della lingua inglese… purchè la cosa avvenga in modo appropriato e non, semplicemente, per prendere per i fondelli la gente: in ambito tecnico (il mio), ma non solo, s’è sempre usato un gergo farcito di termini “inglesi” (in realtà, dato che la tecnologia veniva dagli USA, il gergo era più “americano” che altro: forse ora, per gli stessi motivi, dovremmo parlare cinese). ;-)
Questo però avveniva “per farsi capire più velocemente e meglio”: una volta che tutti (i componenti di un gruppo) usano lo stesso gergo, fosse anche il runico antico, le comunicazioni avvengono meglio ed in modo più preciso e puntuale.

Se fate caso, lo slang “new economy style” viene invece utilizzato “per far colpo sugli ignoranti” (giacchè gli altri, udendolo, ridono delle fanfaronate che queste frasi riportano), per impedire la corretta comprensione del messaggio, per rendere il tutto “un pò più arcano” (come il linguaggio dei dotti frati, il latino, durante i secoli bui, usato per far colpo sulle masse)… in una parola, per “intortare“.

Se certe cose venissero infatti dette nella lingua nazionale farebbero effettivamente molto ridere: certe “professioni” attuali sembrano inventate in un circo equestre… certi “gradi” in un teatrino di cabaret:

- Humans Resources Manager for Professional High School: bidello per istituto tecnico (sono richieste specifiche competenze di Corridor Controlling e Bathroom Bonification).
- Keys & Door Manager: portiere.
- Car Layout Advisor: posteggiatore.
- Workforce Integration Manager: guardiano dei lavoratori.

Ora… gli esempi qui sopra non sono effettivamente reali ma… sono poi così diversi da “Training Team Leader” (istruttore), “Sales Department Representative” (rappresentante commerciale) o “Large Systems Technical Support” (supporto tecnico grandi sistemi)?

Chissà com’è, ma quando sento parlare “inglese” in questi termini da parte di un italiano, per nessun motivo particolare (non sta facendo alcun discorso in inglese, intendo)… beh… mi si drizzano le orecchie ed il pensiero va ad “incu**ta in arrivo: occhio!“. ;-)))
Non tento di capire, anche perchè… non c’è proprio nulla da capire.

Saturday, 8 November 2003

Il tempo mi darà ragione…

Filed under: post storici, anatemi — lcoianiz @ 6:30 pm

Questo è l’”anatema” che a volte uso lanciare… soprattutto quando mi sembra di “avere le idee piuttosto chiare” a differenza dei miei interlocutori.

E’ anche vero che non è una frase da utilizzare così, a cuor leggero.
E allora come facciamo?.. Non puoi lanciare l’anatema e, quando la cosa accade ed è sotto gli occhi di tutti, tirarne fuori la seconda parte (eh già: l’anatema è composto di due parti, una iniziale e l’altra finale, da dire quando l’evento si verifica): in questi casi la gente, quelli di prima, gli “increduli”, appunto non ti credono… “troppo facile dirlo ora”… ma come ?!??.. ma io l’ho detto prima… N giorni/mesi/anni fa.

Quindi questo Blog può essere (molto) utile anche in questo caso: come “memoria storica” da rileggere quando “…l’avevo detto io”. ;-)
Inoltre c’è lo spazio per i commenti, dove potete scrivere tutto quello che ne pensate voi dei miei sproloqui, così, a tempo debito… ;-)))

~§~

(aggiunta in seguito al commento di MGH del 21-10-2003 12:50:05)
Mi sono accorto, dal commento di MGH, di aver tralasciato un paio di particolari molto importanti ai fini di una “corretta spiegazione” del mio pensiero e modo di agire: in questo post ho descritto solo il cosa e non il quando o il come.

Rileggendo pare infatti che certe cose io le consideri “così a priori” mentre è necessario chiarire, oltre ogni ragionevole dubbio, che il ragionamento “a priori” non fa parte del mio modo di pensare: per prima viene sempre la condivisione della mia “visione del momento” e solo dopo vengono selezionate le opzioni:

1. ho “ragione” io: la mia idea viene condivisa, integralmente o in parte, e siamo tutti d’accordo.

2. non ho ragione io: la mia controparte mi convince della validità della sua idea ed io, normalmente, l’adotto (dopo la necessaria “riconversione mentale”: non sempre facile).

3. non ha ragione nessuno: non sono convinto della validità dell’idea dell’altro ma nemmeno in grado di dimostrare la validità delle mie per cui ognuno, alla fine, si tiene le sue. Personalmente la considero “una piccola sconfitta per l’umanità”… ma non ci perdo il sonno: è così che funzionano le cose, in regime di democrazia, e la ritengo comunque una “vittoria della comunità” per quanto riguarda il metodo (le due cose non sono in conflitto: la “sconfitta” è sulla riuscita dell’accordo/condivisione, mentre la “vittoria” è sul metodo utilizzato nella “transazione”).

4. come il caso 3 ma su argomenti che mi stanno molto più a cuore: non mi rassegno allo zero-a-zero e, non potendo (nè volendo) imporre il mio punto di vista… lancio l’anatema! ;-)))))

~§~

(ulteriore aggiunta, in seguito a meditazione sull’argomento: in fin dei conti i blog servono a questo, no? ;-))

Il fatto di riportare qui gli “anatemi” serve, come dicevo, anche da memoria storica sui vari fatti: questo, se da un lato è utile nel momento in cui l’anatema diventa effettivo (ed ho quindi “ragione io” a posteriori), non posso negare che mi espone anche in prima persona, dato che le opinioni espresse, oggetto di anatema, sono pubbliche (e, per questo, verificabili).
E’ ovvio che, in quest’epoca digitale, tutto è “modificabile” (non sto forse editando, per la terza volta, questo post?) però se mi nascondessi dietro una “modifica” per aver (comunque) ragione io… beh… non credete che se ne andrebbe tutta la parte istruttiva della “memoria storica”?

Non ha senso rendere il blog “write only” (le modifiche al “motore” andrebbero sicuramente al dilà delle nostre intenzioni) come non ha senso masterizzare tutto quanto su CD-ROM (quindi non modificabile): ha senso unicamente “comportarsi correttamente” ed accettare “vittorie” e “sconfitte”.
Perchè metto i due termini tra virgolette?.. E’ presto detto: è mia opinione che, se le cose vengono fatte con correttezza, non esista mai veramente una vittoria o una sconfitta ma solo “lezioni da imparare” (o “imparate”). Per questo è un piacere, per me, (e vi pregherei di crederlo) anche quando una mia “profezia” si rivela sbagliata: posso (e voglio) apprendere dal mio errore di valutazione molto di più di quanto apprenderei considerando la cosa “una cavolata per cui ognuno si può tenere il proprio parere”.
E’ questo il vero valore delle discussioni (e di un blog pubblico): mettere sul piatto la propria opinione in modo tale da fornire un diverso punto di vista agli altri… oppure recepire il loro, nel momento in cui si rivelassero nel giusto.

~§~

(nota: visto che il blog originale è “defunto”, riporto sotto i commenti come se fossero parte del post. N.d.LC 20080728)

No, penso che una frase come quella non sia MAI da usare. Non sul lavoro, dove se fai capire di essere + intelligente degli altri ti crei solo antipatie. Non a casa, perche’ per una moglie non puo’ essere neanche concepito che un marito abbia ragione su qualcosa. Fai invece ragionare gli altri e portali alle conclusioni che tu avevi gia’ raggiunto, e saranno contenti perche’ gli hai insegnato qualcosa.
Posted by: mgh at 21.10.03 12:50

~§~

In effetti c’è una cosa che non ho scritto, nel mio post principale (ora aggiornato): ho scritto solo cosa e non quando.

L’anatema viene solitamente “lanciato” (ma di solito, borbottato a bassa voce ;)) solo in seguito ad una (più o meno lunga) discussione/dibattito in cui si tenta uno scambio di opinioni: è questa la cosa importante (non certo far vedere “quanto sono intelligente” ;-)).
Se la cosa riesce è tutto ok, ma se invece rimangono delle “pendenze” può capitare che io scelga di “lanciare l’anatema” (di solito quando sono piuttosto sicuro della mia idea/sensazione).

Come dicevo, non occorre lanciare il proprio barbarico YOOOP! dall’alto dei tetti (cit. “L’attimo fuggente”): “il tempo mi darà ragione” può essere detto, sibilato, mormorato… o anche solo pensato: l’effetto è lo stesso. ;)
Posted by: lcoianiz at 21.10.03 13:30

« Previous PageNext Page »

Powered by WordPress